04/06/2003
 
TOGO 04/06/2003 Ora: 19.48 Fonte: www.misna.org

PRESIDENZIALI: RISULTATI DEFINITIVI

Gnassingbe Eyadema sarà il nuovo presidente del Togo per altri cinque anni. La Commissione elettorale nazionale

indipendente poco fa ha diffuso i risultati definitivi della consultazione tenuta la scorsa settimana. In base allo

scrutinio del 100 per cento delle schede depositate negli oltre 5mila seggi sparsi nel Paese, Eyadema è stato

confermato per un terzo mandato consecutivo con il 57,2 per cento delle preferenze. Dietro di lui Emmanuel Bob

Akitani, il candidato del principale partito d’opposizione, che ha ottenuto il 34,1 per cento dei voti. [MZ]


NIGERIA 04/06/2003 Ora: 18.45 Fonte: www.misna.org

RINVIATO PROCESSO D’APPELLO DI COPPIA CONDANNATA A MORTE SECONDO SHARÍA

È stato rinviato a fine giugno dalla corte d’appello islamica di Minna (Stato del Niger, Nigeria) il processo a Fatima

Usman e Ahmadu Ibrahim, condannati a morte nell’agosto 2002 in base alla sharía (legge coranica) per adulterio. Il

rinvio è stato deciso a causa dell’assenza di rappresentanti del ministero della giustizia. "Abbiamo trovato giusto e

appropriato accettare la richiesta di rinvio", ha dichiarato Abdul-Mumini Mohammed Enegi, giudice che presiede il

tribunale di Minna (220 chilometri a nordovest della capitale nigeriana Abuja). Condannati alla pena capitale il 29

agosto 2002, Ahmadu Ibrahim e Fatima Usman, entrambi di 32 anni, erano tornati liberi su cauzione il 22 ottobre. Gli

imputati avevano ammesso di intrattenere una relazione extraconiugale. Ieri, sempre in Nigeria, è stato deciso il rinvio

al prossimo 27 agosto dell’apertura del processo d’appello a carico di Amina Lawal, condannata alla lapidazione il 22

marzo 2002 in base alla sharía per aver avuto una figlia fuori dal matrimonio. Il tribunale islamico dello Stato di Katsina

ha deciso di rinviare le udienze a causa del mancato raggiungimento del quorum dei giudici (cinque) necessario ad

assicurare il regolare svolgimento del dibattimento. La stessa motivazione era stata addotta il 25 marzo scorso, data

nella quale era stata inizialmente fissata l’inizio del processo di secondo grado. [LM]


REP. DEM. CONGO 04/06/2003 Ora: 17.53 Fonte: www.misna.org

FORZA DI PACE: VOTO FAVOREVOLE DELL'UE E REAZIONI DI KINSHASA

L'Unione Europea (Ue) ha dato il via libera all'invio di un contingente di pace in Ituri, la provincia nel nord est della

Repubblica democratica del Congo sconvolta nelle ultime settimane da violenze e combattimenti. "È la prima volta che

l'Unione Europea compie un'operazione militare interamente propria" ha detto il responsabile della politica estera

dell'Ue Javier Solana commentando la decisione dei rappresentanti dei governi dei Quindici a Bruxelles. La missione di

1400 uomini era stata richiesta nei giorni scorsi dalle Nazioni Unite con una apposita risoluzione, nella quale per

garantire la sicurezza nell'area di Bunia, capoluogo dell'Ituri, i soldati erano stati autorizzati anche all'uso della forza

qualora si rendesse necessaria. I 'peacekeeper' saranno guidati dalla Francia, che dovrebbe inviare la metà

dell'intero contingente, cioè 700 uomini, e ufficialmente dovrebbero arrivare in Congo già nel fine settimana sotto le

insegne dell'Onu e la bandiera europea. Il via libera alla forza europea, secondo Solana, "è la prova che l'Ue ha la

volontà, la capacità e la gente in grado di reagire velocemente". Nell'incontrare i giornalisti Solana non ha fornito i

particolari della missione europea, che comunque secondo gli analisti politici dovrebbe ricalcare per intero quanto

deciso dalle Nazioni Unite la scorsa settimana. Intanto la Germania oggi ha fatto sapere ufficialmente che parteciperà

alla missione in Congo, senza però fornire dettagli sull'ampiezza e l'entità della partecipazione tedesca. Oltre alla

Francia e alla Germania, si sono detti pronti a collaborare con la nuova forza di pace anche altri governi europei - tra

cui la Gran Bretagna, il Belgio, la Svezia e l'Irlanda - ma anche varie nazioni africane, prima fra tutte il Sudafrica, e

Paesi come il Canada e il Pakistan. L'operazione militare a cui lo Stato maggiore francese ha dato il nome in codice

"Mamba" sarà guidata dal generale Jean Paul Thonier. La notizia è stata accolta con favore in Congo, anche se,

soprattutto il governo di Kinshasa, sembra essere intenzionato a chiedere un'estensione del mandato della nuova

forza di pace. In base alla risoluzione 1484 dell'Onu, infatti, la forza di pace potrà operare solo a protezione della città

di Bunia, dei campi per i rifugiati, dell’aeroporto – il punto della città strategicamente più importante – e, solo se "la

situazione lo rendesse necessario", delle zone circostanti. Un particolare che, secondo gli analisti congolesi, lascia

pressoché intatto il rischio che le tensioni e le violenze registrate in città si spostino nelle zone circostanti come di

fatto sta già avvenendo in queste ore. Combattimenti, infatti, sono segnalati in alcuni villaggi della cintura di Bunia; i più

duri secondo fonti della MISNA e informazioni raccolte dall'agenzia francese 'Afp', stanno interessando la località di

Jo nei pressi di Tchomia, dove nel fine settimana di sarebbe consumato un nuovo massacro, di cui ancora non si

conoscono i particolari, costato la vita dalle 100 alle 350 persone a seconda delle ricostruzioni. Fonti della MISNA a

Kinshasa sostengono che la popolazione spera che le Nazioni Unite estendano i 'poteri' della nuova forza di pace. Un

desiderio che sembra essere condiviso da molti dei principali protagonisti della crisi congolese. "Il capo di Stato è

inquieto delle limitazioni –nel tempo e nello spazio- del mandato della forza multinazionale" ha detto, riferendosi al

presidente congolese Joseph Kabila, ieri She Okitundu, ministro degli esteri di Joseph Kabila. Okitundu ha fatto capire

chiaramente che se la forza internazionale si limiterà alla sola Bunia non potrà influire in alcun modo sulla realtà

complessa e pericolosa che si registra in Ituri. Kinshasa starebbe per questo tentando di 'negoziare' con il Consiglio

di sicurezza dell'Onu la possibilità di rivedere il mandato previsto nella risoluzione 1484. La pensa allo stesso modo

anche Thomas Lubanga, leader dell'Unione patrioti congolesi, protagonista dei combattimenti e delle violenze di Bunia,

che dalle frequenza di una radio periferica ha giudicato "poco pragmatica e priva di significato" la decisione di

confinare la forza di pace nella sola città di Bunia.


LIBERIA 04/06/2003 Ora: 16.59 Fonte: www.misna.org

PRESIDENTE TAYLOR INCRIMINATO PER CRIMINI DI GUERRA

Il tribunale speciale delle Nazioni Unite per la Sierra Leone ha incriminato oggi il presidente della Liberia Charles

Taylor. Il capo di Stato liberiano ha appreso la notizia al suo arrivo in Ghana dove proprio questa mattina si aprivano i

colloqui di pace organizzati dalla comunità internazionale per uscire dalla crisi che si registra nel Paese, teatro di

scontri continui tra il governo e la ribellione che ormai controlla oltre il 60 percento del territorio. A Taylor sono stati

contestati diversi capi d'accusa tra cui quello di crimini di guerra. Nel marzo del 2001 l'Onu aveva emesso sanzioni

nei confronti di Taylor e dei suoi più stretti collaboratori per il sostegno fornito dal governo di Monrovia ai ribelli del Ruf

(Fronte rivoluzionario unito) durante la sanguinosa guerra civile sierraleonese. Il procuratore speciale della Corte

internazionale di Freetown, David Crane, ha detto che una mandato di arresto è stato inviato alle autorità ghanesi e

all'Interpol. Da Accra però sia il ministero degli interni che quello degli esteri sostengono di non aver ricevuto alcuna

richiesta ufficiale per l'arresto del presidente Taylor.[MZ]


KENYA 04/06/2003 Ora: 11.24 Fonte: www.misna.org

NAIROBI: SFRATTI FINITI IN TRAGEDIA/NUOVI PARTICOLARI

"La gente non paga gli affitti e i proprietari assoldano dei ‘picchiatori’ per farli sloggiare. Ieri per la prima volta gli

inquilini hanno reagito": così una fonte locale spiega alla MISNA gli antefatti delle violenze che hanno causato la morte

di tredici persone e il ferimento di una decina in uno stabile di Nairobi. Martedì un centinaio di uomini ha iniziato a

sgomberare con la forza alcuni occupanti abusivi da una palazzina nel quartiere di Mathare nord, una vasta zona

che comprende baraccopoli insalubri ma anche case popolari costruite con il contributo del governo tedesco, oltre a

piccoli complessi edilizi serviti di luce ed acqua. Proprio in uno di questi condomini ieri la situazione è degenerata in un

violento scontro tra i ceffi mandati dai proprietari e gli inquilini morosi, che per la prima volta si sono organizzati per

rispondere all’aggressione. Gli assalitori, infatti, sono stati presi di sorpresa e linciati dagli abitanti del palazzo, che,

precedentemente armatisi con spranghe e coltelli, hanno chiuso le vie d’uscita. "Gli affitti sono molto alti e gli inquilini si

rifiutano di pagare" continua la nostra fonte che di situazioni del genere ne ha viste molte ripetersi a Nairobi ma mai

con un esito così drammatico. "Dopo ogni notizia di aggressione o sgombero forzato, l’amministrazione cittadina

insiste col dire che le due controparti dovrebbero risolvere le loro questioni attraverso la vie legali; ma la legge in

Kenya è lentissima. Un procedimento può durare diversi anni. Tra gli inquilini c’è anche chi approfitta di queste

lentezze. Da parte loro i proprietari non vogliono calmierare gli affitti. In questa situazione, come spesso accade, la

gente preferisce risolvere la questione da sé passando alla violenza". [BF]


UGANDA 04/06/2003 Ora: 10.48 Fonte: www.misna.org

KARAMOJA: SCONOSCIUTI ASSALTANO UN CAMION, VITTIME

Ennesimo fatto di violenza nella regione nordorientale del Karamoja (Uganda). Un camion con a bordo numerosi civili è

caduto ieri mattina in un'imboscata tesa da un gruppo non meglio precisato di armati, in una località quaranta

chilometri a sud di Moroto. Lo riferisco fonti della società civile locale precisando che nel corso dell'attacco dodici

persone sono rimaste uccise, mentre è imprecisato il numero dei feriti. La regione del Karamoja continua ad essere in

preda a bande armate e l'esercito governativo appare sempre più incapace di garantire la sicurezza sulle strade e

nei centri abitati. Il Karamoja è una delle regioni dell'Africa Orientale in cui il traffico clandestino di armi e munizioni

appare incontrastato. Nonostante i ripetuti proclami delle autorità ugandesi mirati ad sradicare il fenomeno,

sconfiggendo la criminalità dei razziatori di bestiame, il Karamoja è sempre più un arsenale a cielo aperto. [CO]


UGANDA 04/06/2003 Ora: 8.52 Fonte: www.misna.org

KITGUM: CONTINUANO LE VIOLENZE, IN ATTESA CHE LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE ALZI LA VOCE

La cronaca di Kitgum, nell'estremo nord dell'Uganda, è sempre più quella di una cittadella della solidarietà accerchiata

da una banda di fanatici, senza scrupoli, conosciuti per ferocia ed altre miserie. I ribelli dell'Esercito di resistenza del

signore (Lra) - agli ordini di Joseph Kony, un criminale visionario che dice d'essere posseduto da un fantomatico

spirito divino ('Tipu Maleng' in lingua acholi) - continuano a seminare atrocità d'ogni sorta nei villaggi attorno a Kitgum.

È la dedizione dei missionari, delle missionarie e dei volontari a infondere un barlume di speranza nel cuore di

un'umanità dolente, crocefissa, umiliata e chissà, forse anche destinata volutamente da menti perverse ad essere

cancellata dalla Storia di un intero Paese, l'Uganda. Non passa giorno senza che vengano diffuse notizie di stragi e

quant'altro. Basti pensare che tra lunedì e martedì, ben 9 persone sono state barbaramente uccise, alcune delle quali

all'arma bianca, in località Mucwini, una ventina di chilometri a nord dalla cittadina acholi. Le forze dell'esercito

governativo, nei fatti, sembrano essere incapaci di garantire l'incolumità dei civili i quali, per paura dei ribelli, fuggono

verso Kitgum nella speranza di sfuggire al pericolo. E proprio a Kitgum da giorni si teme un attacco in grande stile

della ribellione. Il copione è praticamente sempre lo stesso da anni: Kony dice a parole di combattere una guerra

contro l'esercito governativo e paradossalmente, finisce sempre per prendersela con la povera gente. Sull'altro

versante, il governo di Kampala promette di liberare i distretti acholi dagli 'olum' ('erba', così vengono chiamati i ribelli

nella lingua locale) con risultati a dir poco deludenti. Anche i tentativi negoziali messi a punto dall'Arlpi (Acholi

Religious Leaders Peace Initiative), un cartello interreligioso che si prodiga nel ricercare una soluzione 'non violenta',

sembrano essere naufragati dal marzo scorso, quando la mancanza reciproca di fiducia tra governativi e ribelli ha

determinato la sospensione di ogni forma di dialogo. "A questo punto non resta che invocare ad alta voce un

intervento internazionale", ha dichiarato alla MISNA Macleord Ochola, vescovo anglicano emerito di Kitgum, figura di

spicco dell'Arlpi. "Ritengo che non vi sia altra soluzione che chiedere aiuto all'estero per salvare i civili dei distretti

acholi" ha precisato Ochola, auspicando un deciso pronunciamento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla delicata

questione nordugandese. "La nostra gente ha certamente bisogno di aiuti umanitari, soprtattutto derrate alimentari e

medicine, ma anche di una forza internazionale di 'peacekeeping' capace di monitorare la situazione e al tempo

stesso in grado di difendere la gente da eventuali aggressioni. Penso ad una missione di pace come quella della

Monuc nell'ex Zaire". Intanto, dal vicino Sudan giungono notizie di continui approvviggionamenti di armi e munizioni

destinati allo Lra. Kony sarebbe infatti ancora al soldo del regime sudanese, nonostante l'impegno assunto da

Khartoum di non foraggiare più gli olum. In effetti, la riconquista, nei mesi scorsi, della cittadina di Torit, nella regione

dell'Equatoria, da parte dei governativi sudanesi, sarebbe stata possibile proprio grazie all'aiuto dello Lra. Nel

frattempo Kampala continua ad essere un fedele alleato di John Garang, leader storico dello Spla (Esercito di

liberazione popolare del Sudan), formazione antigovernativa sudsudanese. Non è da escludere che un accordo di

pace tra il governo sudanese e lo Spla, in fase di definizione a Machakos in Kenya, possa giovare anche alla causa

dei distretti acholi. Intanto a Kitgum e dintorni si continua a morire.[CO]


REP. DEM. CONGO 04/06/2003 Ora: 8.46 Fonte: www.misna.org

BUNIA: FORZA INTERNAZIONALE ARRIVERA' IN RITARDO

Nessun soldato francese o di altra nazionalità arriverà a Bunia questa settimana e forse neanche la prossima. Lo

riferiscono fonti ben informate della MISNA, le quali precisano che data la complessità della situazione che si registra

nel capoluogo dell'Ituri - la provincia nel nord est della Repubblica democratica del Congo - l'arrivo della forza di

interposizione voluta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e guidata dalla Francia potrebbe slittare di diversi

giorni. I primi soldati transalpini sarebbero dovuti arrivare già in settimana, ma si sono presentate alcune difficoltà

riguardo al loro dispiegamento. La prima sarebbe relativa a problemi logistici e di movimento nell'area, soprattutto a

causa della totale inadeguatezza dell'aeroporto di Bunia. La seconda invece sarebbe legata alla "estrema difficoltà

della missione", come hanno ammesso ieri alcuni ufficiali francesi durante un loro incontro col presidente congolese

Joseph Kabila a Kinshasa . Secondo indiscrezioni, le forze francesi non "sottovalutano la capacità di nuocere" delle

truppe di Thomas Lubanga, leader dei ribelli dell'Unione patrioti congolesi (Upc), che avrebbe ammassato in alcune

zone strategiche intorno alla città, tra cui il villaggio di Ndele, un grande arsenale e numerosi uomini. Intanto l'Unione

Europea deciderà oggi le modalità del proprio contributo alla forza multinazionale di pace in Congo. La conferma è

arrivata direttamente da Bruxelles, mentre da Madrid il responsabile della politica estera dell'Ue, Javier Solana, si è

detto ''ottimista'' circa l'eventuale via libera per l'invio nel Paese africano di una missione ''limitata nel tempo''. ''Credo

che saremo in grado di raggiungere una decisione'' ha precisato Solana in riferimento all'incontro in agenda oggi fra i

rappresentanti permanenti dell'Ue. Dopo la Francia, l'Inghilterra e il Belgio, anche la Germania ha confermato la sua

disponibilità ad inviare propri soldati a Bunia. Il ministro della difesa di Berlino Peter Struck ha detto ieri che la

Germania non "potrà tirarsi indietro" se l'Europa, su richiesta dell'Onu, deciderà di inviare una missione in Congo. [MZ]


KENYA 04/06/2003 Ora: 3.48 Fonte: www.misna.org

NAIROBI:13 MORTI DOPO SCONTRI PER SFRATTI VIOLENTI IN UNO SLUM

Tredici persone sono morte e altre dieci sono stanotte ricoverate in gravi condizioni all'ospedale Kenyatta in seguito a

scontri svoltisi ieri in un edificio a sei piani nello slum di Mathare nord. Secondo la ricostruzione della polizia, che ha

già compiuto numerosi arresti, un gruppo di un centinaio di giovani era giunto al palazzo a bordo di furgoncini e stava

procedendo ad alcuni sfratti con metodi molto duri, anche sfondando e sradicando porte e finestre. Manipoli di

inquilini hanno reagito facendo ricorso a corpi contundenti e armi da taglio di vario tipodopo aver provveduto a

bloccare tutte le possibili vie di fuga. Gli affitti, fino a poco tempo fa pari a circa 25-30 euro al mese, erano stati

recentemente raddoppiati e molti inquilini non stavano più pagando. I giovani erano stati ingaggiati dal proprietario ma

sembra che almeno 12 delle 13 vittime appartengano alle loro file. Negli ultimi due anni sarebbero state almeno 50 le

vittime di scontri causati da questioni di affitto nei grandi slums di Nairobi in cui vive gran parte della popolazione [MB]


LIBERIA 04/06/2003 Ora: 2.02 Fonte: www.misna.org

COLLOQUI DI PACE: AKOSOMBO, L’ULTIMA SPERANZA DI UN PAESE IN CRISI

"In qualità di presidente sono pronto a fare qualsiasi sacrificio per la pace". Sono state queste le prime parole che il

capo di Stato della Liberia, Charles Taylor, ha detto ai giornalisti al suo arrivo in Ghana dove oggi si apriranno i

colloqui di pace per trovare una via d’uscita negoziata alla crisi che da anni sconvolge il Paese e che negli ultimi mesi

si è intensificata ulteriormente.

A guidare l’opera di mediazione voluta della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Cedeao-Ecowas)

ci sarà l’ex presidente nigeriano Abdusalami Abubakar, incaricato di trovare un punto di incontro tra il governo

liberiano e la ribellione che ormai controlla almeno il 60 per cento del Paese. La tavola rotonda si terrà nella città di

Akosombo, un centinaio di chilometri più a nord della capitale ghanese Accra, dove sono attesi i rappresentanti del

Lurd (liberiani uniti per la riconciliazione e la democrazia), il gruppo armato che dal 1999 si batte per rovesciare Taylor

e quelli di una nuova, ma agguerrita, formazione ribelle denominata Model (‘Movimento per la democrazia in Liberia’),

che avrebbe tra i suoi leader Charyee Doe, figlio minore del defunto presidente liberiano Samuel Doe. "Farò qualsiasi

cosa - ha aggiunto il presidente Taylor al suo arrivo in Ghana – tutto quello che sarà necessario per riportare la pace

tra la nostra gente". La presenza di Taylor ai colloqui di pace sembra comunque limitata all’apertura dei lavori, alla

quale parteciperanno anche il presidente sudafricano Thabo Mbeki e quello nigeriano Olusegun Obasanjo. Nelle due

settimane di incontri previsti ad Akosombo, infatti, le trattative con i ribelli saranno portate avanti dal ministro degli

esteri di Monrovia Lewis Browne. I mediatori sperano di riuscire ad ottenere dalle parti una tregua in grado di mettere

fine temporaneamente ai violenti combattimenti che ormai da settimane si registrano in tutto il Paese e che hanno

causato finora decine di migliaia di sfollati. Un ‘cessate il fuoco’ che dovrebbe durare almeno fino alle prossime

elezioni presidenziali, inizialmente fissate per ottobre ma ormai quasi sicuramente destinate ad essere posticipate.

"L’incontro di oggi è un’opportunità per provare a risolvere il problema liberiano una volta per tutte" ha detto Nana

Akufo-Addo ministro degli esteri ghanese, il quale ha definito "inaccettabile che una nazione di 3 milioni di abitanti

destabilizzi un’intera regione dove vivono 250 milioni di persone". Secondo molti analisti, infatti, il conflitto liberiano ha

alimentato direttamente e indirettamente tutte le guerre dell’Africa occidentale degli ultimi 15 anni: dal sostegno che

Taylor negli anni passati garantiva ai ribelli sierraleonesi del Ruf, a quello che i liberiani avrebbero dato nei mesi scorsi

ai movimenti antigovernativi della Costa d’Avorio. Ad Akosombo oltre ai ribelli e al governo saranno presenti anche

rappresentanti della società civile e dei partiti politici.[MZ]


REP. DEM. CONGO 04/06/2003 Ora: 1.34 Fonte: www.misna.org

BUNIA: RITIRATA STRATEGICA E NUOVI COMBATTIMENTI

Mentre a Bunia i ribelli protagonisti dei combattimenti dei giorni scorsi si starebbero ritirando dalla città in vista

dell'arrivo della forza internazionale di pace guidata dalla Francia e voluta dalle Nazioni Unite, si continua a

combattere nelle zone tutt'intorno alla località capoluogo dell'Ituri, la provincia nel nord est della Repubblica

democratica del Congo. Lo riferiscono fonti della MISNA, precisando che anche ieri sono proseguiti gli scontri nella

zona di Tchomia tra alcuni armati Hema (gli stessi che hanno combattuto a Bunia insieme ai ribelli dell'Unione patrioti

congolesi, Upc) e gruppi di Lendu. I combattimenti sono stati confermati anche da fonti della Monuc (missione delle

Nazioni Unite in ex Zaire) che intanto fanno sapere di non avere ancora raccolto elementi sufficienti a chiarire i

contorni di quanto accaduto proprio a Tchomia (una cinquantina di chilometri ad est di Bunia verso il lago Albert). Nel

fine settimana in quella zona si sarebbe consumato un nuovo massacro costato la vita ad un numero ancora

indefinito di persone: dalle cento alle 350 a seconda delle fonti. La tensione sarebbe alta anche in un altro villaggio,

quello di Mongwalu. Gli uomini dell'Upc si sarebbero posizionati a tenaglia intorno al centro abitato pronti a sferrare un

pesante attacco nelle prossime ore. L’interno dell'Ituri resta cosi in balia delle bande armate e delle milizie che si

affrontano per il controllo del territorio prendendo in ostaggio la popolazione civile costretta a subire ogni tipo di

violenza. Il ritiro dell'Upc da Bunia, annunciato da un portavoce della Monuc, non è stato confermato da fonti della

MISNA in città, le quali anzi hanno sottolineato che per le strade si continuano a vedere numerosi uomini armati. Nel

capoluogo dell'Ituri oggi era presente anche il leader dell'Upc, Thomas Lubanga, il quale a poca distanza dal quartier

generale della Monuc ha improvvisato un comizio pubblico dai toni tutt'altro che distensivi. Secondo le fonti della

MISNA, Lubanga che a parole si è detto pronto a dare il "benvenuto" ai soldati francesi, nei fatti sarebbe tutt'altro che

felice del dispiegamento di una forza internazionale in una zona che ormai considera sotto il controllo suo e dei suoi

uomini. Secondo indiscrezioni l'Upc avrebbe deciso di posizionarsi in una serie di località intorno a Bunia in modo da

circondare l'abitato e controllare tutti i movimenti in entrata e in uscita. Secondo fonti della Monuc contattate

dall'agenzia francese France Press, nel suo discorso Lubanga ha avvertito i 'caschi blu' attesi in Ituri che l'Upc è

"pronto a battersi contro la forza multinazionale per proteggere la propria popolazione".[MZ]


REP. CENTRAFRICANA 04/06/2003 Ora: 0.49 Fonte: www.misna.org

PRESIDENTE BOZIZÈ ENTRA NELLA CEMAC

A due mesi e mezzo di distanza dal colpo di Stato del 15 marzo scorso, il generale François Bozizé è stato

"ufficialmente" riconosciuto come la guida della Repubblica del Centrafrica dai Paesi confinanti. Ieri i presidenti degli

Stati aderenti alla Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (Cemac), si sono riuniti a Libreville in Gabon e,

dopo aver valutato gli sviluppi degli ultimi mesi, in una dichiarazione congiunta hanno dato il benvenuto nell’organismo

al nuovo capo di Stato centrafricano. I presidenti di Camerun, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale e

Ciad – I Paesi che aderiscono alla Cemac - hanno chiesto a Bozizè di consegnare al più presto il calendario di

appuntamenti grazie ai quali, entro il 2005, verrà ristabilito l’ordine costituzionale in Centrafrica. A Bozizè è stato

inoltre richiesto di precisare le iniziative studiate per favorire l’opera di riconciliazione nazionale necessaria a sanare

le cicatrici della storia recente del Paese. Nell’aprire i lavori ieri della Cemac, il capo di Stato gabonese Omar Bongo

aveva fatto intuire che la decisione finale sarebbe stata a favore di Bozizè: "vedremo quello che conviene fare per

favorire gli atti che riportino il Paese verso la normalità – aveva detto Bongo – e daremo il nostro sostegno agli sforzi

per la ricostruzione politica ed economica della Repubblica centrafricana". Con la presa di posizione della Cemac,

Bozizè potrà così ottenere un più vasto riconoscimento internazionale, ma anche l’accesso ai fondi internazionali

necessari perché il suo governo possa sopravvivere. Da Libreville non sono emersi elementi che aiutino a

comprendere il destino del mandato dei circa 350 ‘peacekeeper’ inviati dalla Cemac inizialmente per garantire la

sicurezza dell’ex presidente Ange-Felix Patassé, deposto dal golpe di Bozizè. Da allora i militari della forza di pace

della Cemac erano rimasti nelle loro caserme in attesa di nuovi ordini e secondo le ultime notizia solo nei giorni scorsi

hanno iniziato a prendere posizione a Bangui, dove presidiano i due ingressi a nord e a sud-ovest dell'abitato.[MZ]

 

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