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SIERRA LEONE 05/06/2003 Ora: 20.44 Fonte: www.misna.org FREETOWN CONTROLLERÀ DA SOLO IL COMMERCIO DEI DIAMANTI Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è intenzionato a rimuovere le restrizioni sul commercio dei diamanti della Sierra Leone. Da tempo ormai le principali istituzioni internazionali esprimono il proprio apprezzamento per gli sforzi compiuti dal Paese africano per uscire dal quadro devastante in cui si era ritrovato al termine della sanguinosa guerra civile che dal 1991 ha sconvolto la Sierra Leone per un decennio. Anche nel controllo del commercio illegale di diamanti le autorità di Freetown, secondo la Bbc, sarebbero riuscite a guadagnarsi il rispetto degli organismi internazionali. Nel 2000 l'Onu aveva prima deciso un embargo totale su tutti i diamanti sierraleonesi, poi aveva aveva acconsentito alla vendita di quei preziosi che presentavano un certificato di origine 'controllata' emesso dal governo di Freetown. Le sanzioni erano state imposte, infatti, per restringere i profitti derivanti dalla vendite di diamanti venissero reinvestiti nell’acquisto di armi, alimentando il conflitto. È questo il modo in cui i ribelli sierraleonesi del Ruf (Fronte rivoluzionario unito) si sono finanziati dieci anni di guerra. [MZ] UGANDA 05/06/2003 Ora: 18.37 Fonte: www.misna.org RIBELLI LRA ATTACCANO CAMPO PROFUGHI Ancora violenza nel nord Uganda dove ieri i ribelli dello Lra (Esercito di resistenza del signore) hanno attaccato un campo per sfollati causando 13 vittime. Lo riferiscono oggi fonti militari ugandesi, precisando che gli olum (così in lingua acholi vengono chiamati i ribelli) durante la notte sono entrati nel campo per sfollati di Pabbo - 35 chilometri a nord di Gulu, capoluogo dell’omonimo distretto dell’Uganda settentrionale – che ospita oltre 50mila civili. Dodici delle 13 vittime sono state uccise dai ribelli nei pressi del campo, una invece è morta nello scontro a fuoco tra olum e militari governativi. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle autorità locali, i ribelli hanno attaccato il campo per rappresaglia; prima di andarsene infatti gli uomini dello Lra hanno lasciato una lettera nella quale spiegavano di aver agito per ‘punire’ il tentativo delle autorità locali e dei militari di convincere gli sfollati a combattere i ribelli.[MZ] LIBERIA 05/06/2003 Ora: 17.54 Fonte: www.misna.org MONROVIA: TENTATIVI DI GOLPE E TANTA PAURA Un tentativo di colpo di Stato andato male si è consumato ieri in Liberia: lo ha detto questa mattina il presidente liberiano Charles Taylor, il quale parlando alla nazione ha precisato che ieri, mentre lui si trovava in Ghana per l'apertura dei colloqui di pace, alcuni dirigenti sarebbero stati convinti da un'ambasciata straniera di approfittare della sua assenza per tentare un golpe. Taylor ha spiegato che il tentativo di rovesciarlo è naufragato a causa del rifiuto di un generale di partecipare ed ha precisato che alcune delle persone implicate sono morte durante il 'putsch'. Secondo il presidente liberiano nella vicenda avrebbe giocato un ruolo di primo piano anche il suo vice Moses Blah. Taylor alla radio ha detto di "aver accettato le sue dimissioni" ed ha aggiunto che Blah dovrà "spiegare il suo comportamento ai liberiani nei prossimi giorni". Secondo indiscrezioni raccolte dalla MISNA, il vicepresidente potrebbe essere stato già arrestato. "Quest'episodio non fa che aumentare la grande paura che già attanaglia la popolazione civile, costretta a vivere in un clima di costante insicurezza. La gente si chiede soprattutto quali saranno le ripercussioni di quanto è accaduto ieri in Ghana" ha detto alla MISNA un operatore umanitario che lavora a Monrovia. Il presidente Charles Taylor ieri è stato raggiunto da un'incriminazione per "crimini di guerra, crimini contro l’umanità e gravi violazioni del diritto umanitario internazionale" e da un mandato di cattura internazionale spiccato nei suoi confronti dal Tribunale speciale per i crimini della Sierra Leone. "La notizia è stata accolta per le strade di Monrovia con malcelata euforia che però dopo pochi minuti ha lasciato il posto ad una grande paura. I sostenitori di Taylor, poliziotti e militari hanno cominciato a circolare in città armati fino ai denti e si è subito capito che l'aria non era cambiata molto" ha detto ancora la fonte della MISNA. "L'immagine di Taylor è stata completamente distrutta a livello internazionale - ha aggiunto - ma questo non cambia molto per chi vive qui e già da tempo conosce bene Taylor e le sue ombre". L'abbandono del Ghana in tutta fretta e il ritorno del capo di Stato liberiano a Monrovia ha raggelato, secondo le informazioni raccolte, le poche speranze della popolazione. "La gente si interroga sul futuro; si chiede se aumenteranno ancora di più le repressioni; si chiede quando i ribelli, che continuano a conquistare terreno e territori, arriveranno fino alla capitale. C'è una sola parola che sintetizza bene il clima qui in Liberia: paura, ma quella con la P maiuscola" ha concluso l'operatore umanitario.[MZ] SENEGAL 05/06/2003 Ora: 12.07 Fonte: www.misna.org CAMPAGNA PER REGISTRAZIONE NEONATI ALL’ANAGRAFE Una campagna regionale per promuovere l’iscrizione dei neonati all’anagrafe sarà lanciata il 16 giugno a Bamako, in occasione della Giornata del bambino africano: lo ha annunciato il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, Unicef, a Dakar. L’iniziativa dovrebbe culminare nel febbraio del 2004 con l’istituzione di un osservatorio sul fenomeno del censimento dei minori, un tema che interessa direttamente anche l’Unione africana (Ua). In Senegal il 16 giugno sarà celebrato con diverse manifestazioni, tra cui concerti, spettacoli teatrali e partite di calcio alle quali è attesa la partecipazione di almeno 5mila bambini. A Thiès, nel centro del Paese, oltre 4mila minori riceveranno nel corso di una cerimonia ufficiale il loro estratto di nascita. L’Unicef stima che attualmente solo in Senegal 4 minori di cinque anni su 10 non sono registrati all’anagrafe. La nascita di un bambino dovrebbe essere comunicata secondo la legge entro 45 giorni ma è concesa una dilazione fino al primo anno di età. Oltre questo termine nessuna regisrazione può essere effettuata senza l’autorizzazione di un giudice. [FB] ZIMBABWE 05/06/2003 Ora: 3.18 Fonte: www.misna.org "SPINTA FINALE"? NON ANCORA, MA SE I DUE ELEFANTI CONTINUANO A COMBATTERE… Il "final push", la cosidetta "spinta finale" che, bloccando tutte le attività economiche del Paese, avrebbe dovuto portare al crollo istantaneo dell'attuale governo di Harare - e soprattutto alla deposizione del presidente Robert Gabriel Mugabe - si è rivelata null'altro che una "normale astensione dal lavoro": lo ha detto al principale quotidiano economico sudafricano, la "Financial Gazette", Lovemore Madhuku , presidente dell'Assemblea Nazionale Costituente ( Nca), confederazione di gruppi della società civile e dei partiti di opposizione che pure aveva appoggiato l'iniziativa del Movimento per il cambiamento democratico (Mcd) guidata dall'ex-sindacalista Morgan Tsvangirai, fermato e incriminato in questi giorni per incitamento alla rivolta. Tsvangirai, principale oppositore di Mugabe, è anche sotto processo, insieme ad altri due leader del partito-movimento, per l'accusa di aver avviato o partecipato a un complotto internazionale contro il presidente. Al di là delle normali cronache più o meno concitate - dipende anche dal punto di vista politico delle fonti d'informazione - in particolare nella capitale Harare e a Bulawayo, seconda città del Paese, quelli in corso non sono giorni facili. Poche banche e pochi negozi aperti, ridotti al ninimo i trasporti pubblici, denunce e racconti di scontri più o meno significativi tra dimostranti e forze dell'ordine, notizia non confermata della morte di un'attivista dell'opposizione per violenze subite in circostanze non chiare, voci di arresti indiscriminati e di giornalisti malmenati: tutto questo, più o meno vero, appartiene all'orribile cronaca corrente di un Paese che sta vivendo una crisi grave, lunga e complessa provocata da colpe molteplici, interne ed esterne al Paese stesso, non sempre chiaramente attribuibili. Mugabe, al potere dal 1980, rieletto l'anno scorso fino al 2008 con un voto che alcuni osservatori definiscono truccato, rispondendo a domande sul modo in cui il governo ha deciso di fronteggiare il cosiddetto "final push", alla rete televisiva sudafricana Sabc ha detto: " E' triste essere costretti a usare gas lacrimogeni contro nostri giovani mal guidati. Ma va fatto nell'interesse della pace (....) Abbiamo sofferto abbastanza in epoca coloniale e oggi vogliamo che la nostra gente sia libera, possa esprimersi liberamente sapendo che il Paese appartiene a lei". E' comunque sulle austere pagine della "financial Gazette" che è possibile avere un'idea più chiara e concreta di quello che sta accadendo in questi giorni nello Zimbabwe. E' la mancanza di grano, di mais, di carburante e di altre indispensabili materie prime il vero problema e non tanto questi giorni di astensione dal lavoro e di blocco non totale delle attività economiche il vero problema presente e futuro dello Zimbabwe. Basta una cifra su tutte: l'anno scorso il Paese fu costretto a importare 175mila tonnellate di grano; quest'anno, secondo gli esperti, rischia di dover giungere a 230mila. E intanto, la valuta locale che all'inizio dell'anno pagava a 55 il dollaro americano ora è costretta a pagarlo a 824, cioè più di 15 volte tanto. Si può immaginare l'effetto cumulativo di questa situazione sull'intera economia del Paese. L'inflazione è oggi calcolata quasi al 270 per cento e, mentre il governo sostiene di poterla portare entro l'anno sotto il 100 per cento, il Fondo monetario internazionale la prevede al 500 per cento. In questo scoraggiante contesto di fondo, crescono di giorno in giorno le privazioni e le sofferenze quotidiane della gente, prima tra tutte la scarsità di cibo. Taungana Ndoro, sulla 'Financial Gazette' di oggi, scrive: "Il vecchio detto 'quando due elefanti litigano è l'erba a soffrire' si applica perfettamente alla situazione dello Zimbabwe in cui la maggioranza, 10 milioni di persone, si dibattono nella miseria perchè tre milioni di quadri politici (un milione e 200mila di Tsvangirai e un milione e 600mila di Mugabe) non intendono smettere i loro dannosi alterchi". Allo stesso quotidiano il vescono anglicano Patrick Mutume, riferendosi a quel che sta accdendo in questi giorni, ha detto:" La gente spera ancora che una soluzione pacifica della crisi possa essere trovata, ma se continua ad avere solo promesse su promesse e non riesce a intravedere soluzioni potrebbe anche essere costretta a darsi coraggio e fare sul serio qualcosa". (di Pietro Mariano Benni)[MB] LIBERIA 05/06/2003 Ora: 1.40 Fonte: www.misna.org FORSE VICINO L’ADDIO DEL PRESIDENTE TAYLOR "Il mio governo, il cui mandato si conclude in gennaio, immediatamente dopo il mio ritorno in Liberia si trasformerà in un governo di unità nazionale. Dopo la fine del mio mandato, sarà necessario avviare un processo di transizione": così il presidente della Liberia Charles Taylor ha iniziato il suo discorso alla cerimonia di apertura dei colloqui di pace voluti dalla comunità internazionale per trovare una via d’uscita alla crisi liberiana. Per quanto né Taylor né nessuno dei presenti vi abbia mai fatto riferimento, è innegabile che le parole del capo di Stato liberiano siano legate all’incriminazione per "crimini di guerra, crimini contro l’umanità e gravi violazioni del diritto umanitario internazionale" e al mandato di cattura internazionale spiccato nei suoi confronti dal tribunale speciale per i crimini della Sierra Leone. La notizia dei due provvedimenti ha raggiunto Taylor in Ghana dove ieri si sono aperti i lavori di un negoziato di pace voluto dai mediatori internazionali e africani per porre fine alla guerra che da mesi sta sconvolgendo il Paese, teatro di violenti scontri tra le forze governative e la ribellione che ormai controlla oltre il 60 per cento del Paese.Colloqui che, alla luce delle dichiarazioni di Taylor, potrebbero ora acquistare tutto un altro significato. "Intendo seriamente prendere in considerazione un processo di transizione che non includa la mia persona. Se il presidente Taylor abbandona il potere per i liberiani, questo darà loro la pace? Se è così, lascerò il potere" ha detto ancora il capo di Stato prima di lasciare la sede dei colloqui e ripartire nella serata di mercoledì per Monrovia. La partenza di Taylor ha evitato anche un imbarazzo al governo ghanese al quale David Crane, procuratore del tribunale internazionale con sede a Freetown, oggi aveva fatto recapitare un mandato di cattura internazionale inviato anche all’Interpol con sopra scitto il nome dell'illustre ospite liberiano. Sia il ministero degli interni che quello degli esteri ghanese per tutta la giornata avevano detto di non aver ricevuto nessuna comunicazione dal tribunale speciale della Sierra Leone. Il tempismo dimostrato dalla corte che indaga sui crimini commessi durante i dieci anni di guerra civile che hanno sconvolto il territorio sierraleonese non è stato casuale. Crane, infatti, ha spiegato che la messa in stato d’accusa di Taylor era pronta già agli inizi di marzo, ma è stato deciso di procedere solo quando il presidente liberiano sarebbero arrivato in Ghana per i colloqui. "Abbiamo giudicato imperativo che chi è stato chiamato a partecipare ai negoziati per il futuro della Liberia sapesse di avere a che fare con una persona accusata di crimini di guerra- ha detto Crane all’agenzia di stampa ‘Reuters’ – adesso i colloqui possono ancora proseguire ma lo dovranno fare senza il coinvolgimento di Taylor". [MZ] RWANDA 05/06/2003 Ora: 0.51 Fonte: www.misna.org PROMULGATA UFFICIAMENTE NUOVA COSTITUZIONE Il presidente del Rwanda Paul Kagame ha promulgato ieri la nuova Costituzione del Paese africano, aprendo così la strada alle prime elezioni generali dai tempi del genocidio del 1994. La Nuova Carta costituzionale era stata adottata il 26 maggio scorso dopo che milioni di ruandesi si sono recati alle urne, l’affluenza ha sfiorato il 90 per cento, per esprimere il proprio "si" alle modifiche presentate dal partito di governo. In una cerimonia tenuta ieri di fronte all’Assemblea Nazionale, il capo di Stato ruandese ha ricordato i principi fondamentali del nuovo testo: "la lotta contro le divisioni etniche" e quella contro "l’ideologia del genocidio". Kagame ha poi invitato la popolazione ha partecipare con la stessa attenzione alle prossime elezioni presidenziali e legislative, previste rispettivamente per agosto e settembre prossimi. La nuova costituzione aveva suscitato, prima ancora del referendum, due reazioni esattamente opposte: alcuni ritengono che rappresenti un passo in avanti verso la riconciliazione in un Paese ancora scosso dal genocidio, altri invece sostengono che la nuova carta favorisca solamente il partito al governo. Le modifiche apportate introducono per la prima volta una forma di multipartitismo e aprono la strada al suffragio universale, seppur limitato a un solo ramo del Parlamento. La Carta fondamentale approvata a larga maggioranza dalla popolazione (i "si" sono stati il 93 per cento) prevede un governo presidenziale della durata di sette anni, rinnovabile soltanto una volta.[MZ] REP. DEM. CONGO 05/06/2003 Ora: 0.25 Fonte: www.misna.org BUNIA: PRIMI FRANCESI SBARCANO IN UGANDA Responsabili militari francesi sono giunti ieri in Uganda per definire alcune questioni di natura legale con le autorità di Kampala in vista dell’arrivo della forza internazionale di pace incaricata di garantire la sicurezza nella città di Bunia, capoluogo dell’Ituri, la provincia nord orientale della Repubblica democratica del Congo. Lo riferiscono fonti della MISNA a Kampala le quali precisano che sono 4 i rappresentanti dell’esercito transalpino arrivati nella capitale ugandese. "I militari francesi hanno incontrato i responsabili del nostro ufficio stranieri per discutere i dettagli della presenza della forza internazionale in Uganda" ha detto il ministro della difesa ugandese Amama Mbabazi, il quale ha precisato che gli europei hanno presentato anche una bozza di accordo per regolamentare il dispiegamento del contingente intorno all’aeroporto ugandese di Entebbe, dove verrà installata una base avanzata delle operazioni da cui i ‘caschi blu’ partiranno poi alla volta della confinante provincia dell’Ituri. Intanto da Parigi vengono diffusi nuovi particolari sulla composizione della missione Mamba, il nome in codice dato dallo Stato maggiore francese all’operazione. Il contingente potrebbe passare dagli iniziali 1400 uomini previsti a circa 1500 e il numero di soldati francesi inizialmente fissato a 700 potrebbe essere elevato fino a 900. Oltre ai soldati Parigi fornirà "una forza aerea di proiezione" e un "appoggio caccia", garantito da aerei da combattimento Mirage e aerei per effettuare rifornimento in volo [MZ] |
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