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LIBIA 07/06/2003
Ora:
17.01 Fonte:
www.misna.org
MONROVIA: CONTINUA L’AVANZATA DEL LURD Col passare delle ore la situazione a Monrovia sembra farsi sempre più difficile: fonti di agenzie internazionali riferiscono che i ribelli del Lurd (Liberiani uniti per la riconciliazione e la democrazia) starebbero tentando di aprirsi la strada nei principali sobborghi della capitale a colpi di artiglieria, razzi e armi leggere. In un’intervista concessa all’Associated Press, il presidente Charles Taylor – rientrato precipitosamente dopo l’avvio dei colloqui di pace ad Akosombo, in Ghana – ha dichiarato di aver assunto il comando della controffensiva da una base del porto, servendosi di cellulari e radio. "Questa città non si arrende – ha detto Taylor – credo che i ribelli saranno presto battuti". Secondo alcune fonti un flusso sempre più massiccio di di sfollati si starebbe concentrando nella zona centrale della città per sfuggire ai combattimenti. Alcuni testimoni hanno riferito che da questa mattina i soldati fedeli a Taylor requisiscono tutti gli automezzi civili che circolano in città per impedire che se ne impossessino i ribelli. Quella in corso è l’offensiva più massicia lanciata dal Lurd nel conflitto che da tre anni vede opposto il movimento armato al governo. Martedì scorso Taylor è stato formalmente accusato di "crimini di guerra, crimini contro l’umanità e gravi violazioni del diritto umanitario internazionale" dal Tribunale speciale della Sierra Leone che nei suoi confronti ha spiccato anche un mandato di cattura internazionale. [FB] ETIOPIA 07/06/2003 Ora: 16.18 Fonte: www.misna.org CONDANNATO A MORTE SEGUACE DI MENGISTU Eshetu Shinkuté Belete, dirigente pubblico durante la dittatura militare del colonnello Mengistu Hailé-Mariam (1974-1991), è stato condannato oggi a morte per impiccagione dall’Alta corte federale etiope in quanto riconosciuto "direttamente implicato nell’esecuzione extragiudiziale" di 27 persone. Costoro sarebbero stati uccisi perché considerati "controrivoluzionari". Il fatto si sarebbe verificato durante il periodo del cosiddetto "terrore rosso" (1977/78), quando Eshetu era presidente dell’associazione dei lavoratori della più importante tipografia del paese, la Berhanena Selam, ed avrebbe avuto il potere, secondo la Corte, di opporsi alle esecuzioni. Negli stessi anni in cui Mengistu è rimasto al potere, il condannato sarebbe anche stato alla testa di milizie private che spargevano il terrore ad Addis Abeba. Il tribunale ha considerato questo fatto un’aggravante per la sua posizione. La Costituzione etiope prevede che spetti al presidente della Repubblica pronunciare l’ultima parola sulle condanne alla pena capitale emesse dalla Corte.[CO] ZIMBABWE 07/06/2003 Ora: 15.16 Fonte: www.misna.org SPOSTATA A LUNEDÌ UDIENZA PER TSVANGIRAI È slittata a lunedì l’udienza prevista questa mattina per il leader dell’opposizione in Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, arrestato venerdì dalla polizia di Harare al termine di una settimana di proteste contro il governo del presidente Robert Gabriel Mugabe e incriminato nuovamente per "tradimento". Il capo del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) – già sotto processo in relazione a un presunto complotto internazionale per assassinare il capo dello Stato – passerà presumibilmente il fine settimana guardato a vista in un centro di detenzione della capitale. Intanto oggi Mugabe è tornato a scagliarsi contro l’opposizione sostenendo che l’ultima settimana di scioperi è stata indetta nel tentativo di "rovesciare incostituzionalmente il capo dello Stato". In occasione dei funerali della vedova dell’ex vice presidente Jshua Nkomo, Mugabe ha anche rilanciato l’attacco alle rappresentanze diplomatiche di Gran Bretagna e Stati Uniti, accusati di sponsorizzare lo Mdc: "Agiscono in modo illegale nel nostro Paese ma li avverto, certi comportamenti non possono essere più tollerati dal mio governo". Tsvangirai era già apparso davanti all’Alta Corte di Harare martedì con l’accusa di aver incitato la popolazione alla violenza e di aver dato vita a manifestazioni e azioni illegali. [CO] REP. DEM. CONGO 07/06/2003 Ora: 14.15 Fonte: www.misna.org EBOLA: L’EPIDEMIA E’ FINITA Ebola non uccide più. Lo ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Brazzaville, il ministro della sanità della Repubblica del Congo, Alain Moka. L’epidemia ha colpito, tra gennaio ed aprile, non meno di 175 persone, uccidendone 136. E’ dallo scorso 22 aprile, ha dichiarato Moka, che non si registrano vittime a causa della febbre emorragica, esplosa nella regione della Cuvette, circa 500 chilometri a nord di Brazzaville, all’inizio dell’anno. Il ministro ha inoltre annunciato l’imminente apertura, grazie a fondi stanziati dalla Banca Mondiale, di un programma di formazione degli staff medici nazionali per la prevenzione e le cura degli ammalati infettati da Ebola. Il fondo va ad aggiungersi ai circa 500mila euro già stanziati dalla Banca africana per lo sviluppo (Adb), che il governo utilizzerà per la produzione di materiale informativo, la formazione del personale sanitario e l’acquisto di strumenti per la favorire la comunicazione dai villaggi verso i centri sanitari. La recente epidemia di Ebola, infatti, sembra essersi dapprima manifestata, alla fine del 2002, colpendo un gruppo di gorilla. Solo successivamente, probabilmente a causa dell’abitudine degli abitanti dei villaggi rurali di mangiare carne di primate, ha colpito anche gli esseri umani. Il tasso di mortalità tra i contagiati dal virus oscilla tra il 50 ed il 90 per cento. Non è attualmente conosciuta cura.[CO] UGANDA 07/06/2003 Ora: 13.06 Fonte: www.misna.org EMERGENZA UMANITARIA NEL DISTRETTO DI KITGUM: PARLA LA MASSIMA AUTORITÀ CIVILE "Un quadro umanitario disperato": così Nahaman Ojwe, ‘local council chairperson’ - ovvero la massima autorità civile - del distretto settentrionale ugandese di Kitgum ha descritto la situazione della regione acholi, devastata dai continui attacchi dei ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra). In un’intervista rilasciata oggi a padre Giulio Albanese, direttore della MISNA, Ojwe ha fornito dati più che eloquenti: su una popolazione di 281mila abitanti sono circa 250mila quelli che non hanno neanche un tetto sulla testa – ha spiegato l’alto funzionario – gli altri, quelli che per così dire ‘stanno bene’ se la cavano a stento dovendo mantenere anche le loro numerose famiglie. In tutto il distretto, ha proseguito Ojwe, ci sono 18 campi profughi, quasi tutti sprovvisti di ripari, dove la gente sopravvive in un condizioni estremamente precarie dal punto di vista alimentare e sanitario. Da Kitgum il Programma alimentare mondiale coordina con meticolosità la distribuzione di viveri alla popolazione civile ma l’insicurezza che regna soprattutto nelle aree rurali fa sì che il trasporto di generi alimentari avvenga con con enorme dispendio di tempo e di energie. Spesso infatti i ribelli impediscono ai civili di radunarsi nei luoghi scelti per la distribuzione di cibo, come è accaduto nei giorni scorsi nella zona di Kitgum Matidi: lì gli operatori del Pam hanno trovato ad attenderli solo poche persone, nonostante la fame dilaghi nell’intero distretto. Un altro problema, ha aggiunto Ojwe, è rappresentato dall’istruzione: ognuna delle 19 sottocontee del distretto ha sei scuole ma da tempo solo un terzo di queste sono operative. "Solo garantendo la sicurezza si può intervenire efficacemente dal punto di vista umanitario" ha sottolineato il ‘local council chairperson’ di Kitgum, ricordando che negli ultimi 12 mesi sono stati almeno 2.500 i bambini sequestrati dagli ‘olum’, come vengono chiamati i ribelli in lingua acholi. A protezione di Kitgum al momento sono schierati circa 200 soldati dell’esercito di Kampala che operano in collaborazione con le autorità civili ma la loro presenza, ha detto Ojwe, va senz’altro intensificata per garantire l’incolumità nei centri abitati. Secondo l’alto funzionario, in totale tra Sudan e Uganda gli uomini dello Lra sarebbero circa 5000, anche se altre fonti sostengono che siano in reatà circa la metà. Di certo sono bene organizzati e da alcune testimonianze risulta che siano stati recentemente riforniti anche di mine antiuomo. "Abbiamo bisogno della solidarietà della comunità internazionale in stretta collaborazione col governo di Kampala" ha concluso Ojwe. L’alto funzionario ha infine espresso sentito apprezzamento per la dedizione dei missionari e degli operatori delle organizzazioni non governative - come l’italiana Avsi e la britannica Oxfam - "perché lavorare qui significa mettere costantemente a repentaglio la propria vita". [FB] MAROCCO 07/06/2003 Ora: 12.05 Fonte: www.misna.org GIORNALISTA INCARCERATO RISCHIA LA VITA Destano preoccupazione le condizioni di salute di Ali Lamrabet, 43 anni, direttore dei settimanali satirici marocchini "Demain magazine", in lingua francese, e "Doumane", in arabo, in sciopero della fame dall’inizio di maggio. Il giornalista, in carcere a Rabat, è diabetico ed affetto da problemi cardiaci e, secondo i famigliari, avrebbe perso più di venti chilogrammi di peso. L’uomo era stato condannato lo scorso 21 maggio a quattro anni di reclusione e a pagare una multa di circa duemila euro per avere attentato "al regime monarchico" e "all’integrità territoriale" e per avere commesso "oltraggio alla persona del re", come ha sentenziato il tribunale. Secondo la stampa locale, da alcuni giorni Lamrabet viene alimentato artificialmente per via endovenosa, viste le sue condizioni critiche. Lo scorso giovedì il Tribunale aveva respinto la richiesta di concedere la libertà provvisoria al direttore dei due giornali satirici, la cui diffusione nel frattempo è stata vietata. Il prossimo 10 giugno dovrebbe cominciare il processo d’appello. A provocare l’arresto e la successiva condanna di Ali Lamrabet è stata la pubblicazione, all’inizio di maggio, dell’estratto di un’intervista rilasciata a un giornale spagnolo dallo storico e attivista repubblicano marocchino Abdallah Zaazaa. Quest’ultimo si pronunciava a favore del diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi, al centro di una ventennale disputa di sovranità territoriale ancora irrisolta con il Marocco.[CO] REP. DEM. CONGO 07/06/2003 Ora: 10.51 Fonte: www.misna.org BUNIA: ATTACCO DEI LENDU Ad appena 24 ore dallo sbarco dei primi soldati della nuova missione di pace internazionale, si è tornato a sparare questa mattina a Bunia, il capoluogo del distretto nordorientale congolese dell’Ituri. "Un gruppo di lendu è entrato in città e ha ingaggiato uno scontro con i miliziani hema di Thomas Lubanga – riferisce una fonte locale contattata dalla MISNA – i primi spari li abbiamo sentiti attorno alle 8:00, poi c’è stato un picco attorno alle 9:00 con tiri di mortai e lanciarazzi, ma al momento è impossibile sapere se ci sono state vittime". La gente di Bunia, che ieri aveva accolto anche tra gli applausi i circa settanta militari francesi, è chiusa in casa mentre per le strade si sente circolare una grande quantità di automezzi. "Sembra che i combattenti dell’Unione patrioti congolesi, l’Upc, siano riusciti a respingere l’offensiva hema – aggiunge la fonte – ora i colpi sono sporadici. Per quanto riguarda i francesi sappiamo che si tratta di un gruppo di avanguardia che si è appostato nella zona dell’aeroporto: di certo è ancora troppo presto perché possano entrare in azione". Ad informare i giornalisti presenti a Bunia sull’andamento degli scontri è stato poco fa lo stesso Lubanga il quale ha affermato che gli armati entrati in città apparterebbero al ‘Fronte di resistenza patriottica dell’Ituri’, una milizia lendu. "Per il momento – ha detto Lubanga – li teniamo sotto controllo". [FB] UGANDA 07/06/2003 Ora: 4.48 Fonte: www.misna.org NUOVO COMANDANTE ESERCITO, EX-CAPO DI OPERAZIONE ‘IRON FIST’ Promosso generale, Aronda Nyakairima, già responsabile dell’operazione 'Iron Fist' (pugno di ferro), con cui dall’anno scorso Kampala afferma invano di voler debellare l’Esercito di Liberazione del Signore (Lra), è stato nominato capo delle’esercito al posto di James Kazini, rimosso alla mezzanotte tra giovedì e venerdì. Accusato dall’Onu ma anche da una commissione ugandese di operazioni ritenute illegali in Congo, Kazini aveva anche promesso di dimettersi all’inizio di quest’anno qualora non fosse riuscito a sconfiggere l’Lra. Basta solo l’interminabile elenco di attacchi e violenze contro le popolazioni civili e le missioni cattoliche di cui in questi ultimi giorni ha dato puntuale resoconto la MISNA –anche grazie all’attività di ‘inviato’ in nord Uganda del suo direttore, padre Giulio Albanese – per essere certi che Kazini, altre accuse a parte, non è minimamente riuscito a raggiungere l’obiettivo della sconfitta dell’Lra. D’altronde , a molti osservatori, appare quanto meno sorprendente la sua sostituzione con Nyakairima che, già al comando di 'Iron Fist' dopo essere stato capo del direttorato dell’’intelligence’, appare quanto meno corresponsabile nel fallimento dell’operazione da cui i distretti di Gulu, Kitgum e Pader si aspettano un po’ di sollievo e di pace. Non è questa l’unica nomina nuova tra le forze armate: il colonnello Elli Kayanja ha preso il posto del suo capo Henri Tukumunde, rimosso qualche giorno fa dalla direzione del servizio di sicurezza interna (Iso) ; il colonnello Peter Kerim, già comandante della seconda divisione (anch’ehli accusato dall’Onu) è diventato vice - responsabile dei servizi di sicurezza esterna (Eso) ed è incaricato delle ’questioni congolesi’. Ulteriori ‘aggiustamenti’sono attesi a breve tra le file delle forze armate, dopo il cospicuo rimpasto di governo del mese scorso. Intanto Kazini e Tukumunde verrebbero inviati a seguire corsi di aggiornamento all’estero come parte di un piano di ammodernamento e potenziamento delle forze armate. Nyakairima è il sesto capo dell’esercito ugandese da quando il presidente Yoweri Museveni prese il potere nel 1986; nonostante un diffuso scetticismo si spera che nella sua nuova funzione egli riesca ad affrontare il drammatico problema del nord Uganda in maniera più decisa ed efficace rispetto al passato.[MB] UGANDA 07/06/2003 Ora: 2.04 Fonte: www.misna.org RIBELLI LRA RIFIUTANO MEDIAZIONE LEADER RELIGIOSI E ATTACCANO DUE MISSIONI I ribelli ugandesi sono pronti a negoziare con il governo, ma vogliono parlare direttamente con il presidente ugandese Yoweri Museveni e rifiutano qualsiasi mediazione da parte dei leader religiosi locali: sono questi i due punti contenuti nel messaggio che i ribelli dello Lra (Esercito di liberazione del signore) hanno affidato oggi ad un religioso locale, padre Alex Ojera, catturato e poi rilasciato dagli uomini al comando di Joseph Kony, i quali poco prima avevano attaccato la sua parrocchia. Il missionario, di nazionalità ugandese e appartenente alla congregazione degli Apostoli di Gesù, è il parroco della missione di Alito (17 chilometri a nord ovest di Lira), assaltata durante la notte tra giovedì e venerdì dai ribelli che da oltre 17 anni terrorizzano i distretti del nord Uganda. Gli 'olum' ('erba' così in lingua locale vengono indicati i ribelli) hanno fatto irruzione nella missione di Alito verso la mezzanotte di giovedi e fino alle 3 del mattino hanno messo a ferro e fuoco l'intero complesso. Secondo le informazioni raccolte, i ribelli hanno fatto irruzione anche nella Chiesa della missione sparando diversi colpi e violando addirittura il tabernacolo. Prima di lasciare Alito gli uomini dello Lra, una trentina almeno, hanno portato via il parroco e una cinquantina di persone - soprattutto donne, bambini e anziani - per rilasciarne quindici mezz'ora più tardi. Tra questi anche padre Alex, al quale i ribelli hanno intimato di leggere il messaggio affidatogli dalle onde di due emittenti radiofoniche molto ascoltate nella zona: quella del distretto di Lia e la britannica Bbc. Nei giorni scorsi i ribelli avevano attaccato un'altra missione, quella di Opit (40 chilometri a sudest di Gulu, capoluogo dell'omonimo distretto nel nord Uganda). L'episodio risale a mercoledì scorso, ma se ne è avuto notizia solo in queste ore, quando si è appreso che il complesso di Opit, gestito dal missionario comboniano padre Ponziano Velluto, è stato nuovamente attaccato. Sale così a nove il numero delle volte che la missione di padre Velluto, che comunque non ha subito alcuna conseguenza, viene assaltata dai ribelli. Per tre ore i ribelli hanno saccheggiato e distrutto tutto ciò che si trovava nel complesso appiccando il fuoco a 54 capanne, prima di prendere di mira alcune caserme dell'esercito governativo che si trovavano nei pressi della missione. Ne è seguito uno scontro a fuoco con i militari di Kampala in cui sono morti nove soldati. Opit era stata attaccata dai ribelli soltanto la settimana scorsa; venerdì 30 maggio infatti gli 'olum' avevano già fatto irruzione nella zona saccheggiando e bruciando una novantina di capanne. Per riportare la calma in tutta l'area, le autorità ugandesi sono state costrette a dispiegare un nutrito contingente di soldati. [MZ] ZIMBABWE 07/06/2003 Ora: 0.53 Fonte: www.misna.org LEADER OPPOSIZIONE ACCUSATO DI TRADIMENTO "Tradimento": è questo il reato che è stato contestato ieri al leader dell’opposizione in Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, fermato dalla polizia di Harare venerdi mattina. Tsvangirai, leader del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) il principale schieramento politico che si oppone al presidente Robert Mugabe, è stato portato via dalla polizia dalla sua abitazione dopo aver tenuto una conferenza stampa durante la quale ha avvertito che le proteste contro l’attuale governo continueranno ancora. Il portavoce della polizia di Harare ha sottolineato che l’accusa di tradimento è legata ai numerosi attacchi lanciati dal leader dell’opposizione contro il governo sin dalle elezioni presidenziali che sancirono la riconferma alla presidenza di Mugabe, una vittoria mai riconosciuta dall’opposizione. Il leader del Mdc resterà sotto la custodia della polizia fino a domani, quando dovrà apparire davanti ad un magistrato. Prima di essere portato via dalla polizia Tsvangirai aveva definito un "successo"la settimana di proteste appena trascorsa, pur dovendo ammettere che dopo i disordini dei primi giorni le manifestazioni nel Paese sono notevolmente diminuite. "D’ora in avanti continueremo ad organizzare grandi manifestazioni di massa da tenere in momenti strategici e senza avvertire il governo" ha detto Tsvangirai.[MZ] TANZANIA 07/06/2003 Ora: 0.49 Fonte: www.misna.org TE LO SPIEGO A FUMETTI Per educare ed informare sui diritti delle donne, un’associazione tanzaniana ha deciso di usare il media più diffuso tra la popolazione: i fumetti. Il successo delle ‘strisce’ in Tanzania risale agli anni '60 e da allora non è mai calato l’interesse dei cittadini di ogni età per questo strumento di comunicazione e svago, la cui diffusione è stata favorita anche dall’alto tasso di analfabetismo nel Paese africano. Le promotrici del ‘Women advancement trust’ ( Wat - Associazione per l’emancipazione delle donne) hanno pensato di far avanzare tra le donne la consapevolezza dei loro diritti con storie esemplari di problemi che si incontrano spesso nella società tanzaniana e del modo di risolverli anche con l’intervento delle istituzioni. Una ‘puntata’ racconta, per esempio, di una paziente molestata dal suo medico che non vuole curarla se lei non accetta i suoi ricatti sessuali. Invece di soccombere, la protagonista del fumetto si rivolge a un avvocato e insieme denunciano il dottore all’ufficio anticorruzione. Altre storie spiegano il diritto di eredità riconosciuto dalla legge a figlie e mogli, ma che spesso le donne e i loro stessi parenti ignorano. L’iniziativa, che sta avendo grande eco sui giornali locali e sulle riviste femminili, ricalca la lunga esperienza di altre associazioni e agenzie internazionali, come l’Unicef, che in altri paesi del mondo hanno utilizzato con successo questo strumento con obiettivi analoghi. Un altro media molto efficace per raggiungere gli strati della popolazione meno colti e diffondere messaggi utili ed educativi è la radio, decisamente uno strumento più alla portata dei poveri rispetto alla televisione, e che attraverso ‘sceneggiati radiofonici’ - è successo, ad esempio in Kenya - ha avuto un ruolo molto utile per la diffusione di notizie e consigli sulla salute e sui diritti umani. L’esperienza insegna però che la promozione delle idee è solo il primo indispensabile passo per il cambiamento: conta molto anche il sostegno che le donne trovano concretamente nelle istituzioni deputate a difenderle. I fumetti sono comunque un supporto importante per il lavoro delle organizzazioni non governative. "Se si parte da un disegno e non da un testo scritto, la gente è più disponibile a fare delle domande sull’argomento descritto dalle figure" spiega Naomi Makota del Wat. L’approccio che è stato scelto dall’associazione tanzaniana ha un ulteriore risvolto interessante: "Pagare un disegnatore professionista sarebbe stato troppo costoso per la nostra organizzazione, quindi abbiamo pensato di formare professionalmente donne che poi saranno loro le disegnatrici delle nostre storie" conclude Makota.(di Barbara Fabiani) [BF] CAMERUN 07/06/2003 Ora: 0.36 Fonte: www.misna.org POPOLAZIONE INSORGE CONTRO CONTINUE INTERRUZIONI CORRENTE ELETTRICA La popolazione del Camerun è infuriata per le frequenti interruzioni di energia elettrica a cui li sottopone, dall’inizio dell’anno, l’ente nazionale per l’elettricità Aes-Sonel. I camerunesi lamentano che i generi alimentari conservati in frigorifero o nei congelatori marciscono, le aziende incontrano difficoltà a svolgere il proprio lavoro e diverse apparecchiature elettriche finiscono per rompersi. Nelle ultime settimane si sono svolte manifestazioni di protesta in quasi tutte le grandi città del Paese africano e due giorni fa un funzionario dell’Aes-Sonel ha rischiato di essere linciato mentre distribuiva fatture della compagnia nel quartiere di Oyomabang, nell’ovest di Yaoundé, la capitale. La gente protesta contro i dirigenti dell’azienda elettrica - privatizzata circa due anni fa e acquistata dal gruppo americano Aes Sirocco Ltd - sostenendo che, prima della privatizzazione, non c’erano particolari problemi. È vero che quest’anno c’è stata una grande siccità in Camerun e le strumentazioni idroelettriche ne hanno risentito, ma l’opinione pubblica resta convinta che i nuovi dirigenti non siano stati in grado di fare previsioni azzeccate sulla quantità di acqua di cui avrebbero potuto disporre. Gli abitanti locali lamentano inoltre che la Aes-Sonel non ha avvertito in anticipo la popolazione delle interruzioni di corrente e se la prendono anche con il governo, accusandolo di lassismo. Esponenti della società civile e rappresentanti del mondo imprenditoriale hanno minacciato di citare in giudizio l’azienda nazionale. [LM] UGANDA 07/06/2003 Ora: 0.13 Fonte: www.misna.org RIMOSSO CAPO ESERCITO PER SACCHEGGIO RISORSE CONGOLESI Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha rimosso ieri il capo delle forze armate di Kampala, generale James Kazini, accusato dalle Nazioni Unite di essere una delle figura maggiormente coinvolte nello sfruttamento illegale delle risorse naturali della vicina Repubblica democratica del Congo. Kazini "sarà portato davanti ad una corte militare per una inchiesta più approfondita" ha fatto sapere un portavoce dell'esercito. Una commissione ugandese nei giorni scorsi ha confermato i risultati dell'inchiesta condotta da alcuni esperti dell'Onu che vede numerosi uomini politici ed alti ufficiali - ruandesi, ugandesi, zimbabwani - coinvolti in un giro d'affari basato sullo sfruttamento e la commercializzazione illegale delle risorse minerarie della zona orientale dell'ex Zaire. Kazini, nominato comandante in capo dell'esercito nel 2001, diresse le operazioni militari in ex Zaire all'epoca dei primi scontri tra soldati ruandesi e ugandesi a Kisangani nel 1999. Il dossier dell'Onu punta il dito sui governi e sugli eserciti di Rwanda, Uganda e Zimbabwe, ma anche su diversi esponenti della stessa dirigenza congolese e su numerose grandi aziende internazionali. La commissione Onu mette sul banco degli imputati numerose aziende, la maggior parte delle quali risulta almeno formalmente africana (ma ce ne sono anche alcune di nazionalità belga), coinvolte nello sfruttamento illegale dei giacimenti di diamanti, cobalto, rame, coltan e altri preziosi minerali e nella loro commercializzazione sui mercati del nord del mondo. A queste vanno aggiunti i nomi di alcuni faccendieri non africani e quelli di multinazionali di primo piano che hanno sistematicamente violato le norme etiche tracciate dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per le aree di conflitto. In quest’ultima lista compaiono colossi del livello della Bayer, De Beers, Barclays e Anglo American.[MZ] GHANA 07/06/2003 Ora: 0.00 Fonte: www.misna.org PENSIERO DEL GIORNO "La saggezza è come un baobab: nessuno riesce ad abbracciarla per intero". (proverbio del Ghana)[CO]
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