Comboni - Vita
Comboni - Lettere
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Le lettere:
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Don G.Noecker
Don N.Mazza
Don P.Grana 1
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P. C.
Guardi
P. G.Sembianti
P. G.Sembianti 1
P. G.Sembianti 2
P. S.Carcereri
Suor Jiulien
Sac. Trentino
G.
Mitterrutzner
Card. Barnabò 1
Card. Barnabò 2
Card. Barnabò 3
Card. Barnabò 4
Card. Barnabò 5
Circ. Vic.to
A sua madre
A sua madre 2
Da Korosko 1
Da Korosko 2
Dai Kich 1
Dai Kich 2
Da Suit
Dal Cairo
Omelia di Kartum
Rel. Soc. Colonia
Carestia e pest.za
S. Congreg.ne
Chartum, 12 maggio 1873
E.mo Principe,
Dopo novantotto (98) giorni dacché partii
dal Cairo, giunsi finalmente colla gran carovana a Chartum. Non le posso a
parole esprimere le pene, i disagi, le fatiche, gli aiuti e le grazie celesti,
e le vicende che ci accompagnarono in questa perigliosa ed ardua peregrinazione.
I SS.mi Cuori di Gesù e di Maria, che furono incessantemente il dolce e soave
argomento delle nostre speranze e preghiere ci hanno salvato da tutti i pericoli,
e protetti mirabilmente tutti e singoli i membri della ragguardevole nostra
carovana, specialmente nell'arduo e terribile tragitto del gran Deserto di
Atmur, in cui per ben 13 giorni dal mezzodì alle 4 p.e avevamo 58 gradi di
Réaumur galoppando sul cammello da 16 a 17 ore al giorno; sicché tutti giungemmo
ai 4 corr.te sani e salvi a Chartum. Due dispacci telegrafici, uno mio al
Cairo, l'altro dell'I. R. Console A-U. a Londra, annunziavano nello stesso
giorno questo avvenimento.
Essendo molto affaticato, non le favello
ora della vantaggiosa impressione prodotta in tutto il Sudan pel mio arrivo
in Chartum, e per la venuta delle Suore; non le parlo degli affari della missione,
e come la trovai; né del vero miracolo operato a Scellal dalla M.sa Maddalena
di Canossa morta in odore di santità a favore della mia Superiora, Sr. Giuseppina
Tabraui, che guarita al terzo giorno della novena da mortal morbo potè passare
incolume il Gran Deserto etc. etc. Di tutto questo le scriverò entro il mese.
Ora mi limito ad informarla del felice arrivo della carovana a Chartum pella
quale aveva ogni cosa preparato il mio Vicario Generale, che tre mesi prima
io avea fatto qui venire all'uopo, dopo la partenza dei due francescani che
occupavano questa Stazione.
Già fin dal mio ingresso nel Vicariato alle
prime cateratte del Nilo io ho cominciato a mostrare ai Governatori turchi
il Gran Firmano, che S. M. Apostolica l'Imperatore Francesco Giuseppe I ottenne
dal Gran Sultano di Costantinopoli a favore del mio Vicariato dell'Africa
C.le; per cui tutte le autorità turche andarono a gara a favorirci in ogni
cosa nel lungo e disastroso viaggio. A Corosco in due soli giorni avemmo pronti
a nostra disposizione 65 scelti cammelli pel deserto: a Berber lo stesso Pascià
Governatore mi diede la sua barca per tragittare in 15 giorni a Chartum, etc.
etc. Il mio ingresso poi alla mia residenza fu un vero trionfo, di cui rimasi
confuso. Il Console austriaco in grande uniforme seguito da tutta la colonia
cristiana d'ogni setta di Chartum, venne ad incontrarmi alla barca e rivoltami
una commovente allocuzione, in cui a nome di S. M. Apostolica mi felicitava
della mia nomina a Provicario e del mio arrivo nel Vicariato, ed a nome di
tutta la colonia cristiana del Sudan e della città di Chartum mi ringraziava
per aver condotto il primo in Sudan le Suore per l'educazione della gioventù
femminile, m'invitava ad entrare nella mia residenza.
Io, dopo fatta una conveniente risposta,
e presentati i missionari e le Suore, per le contrade principali della città
fra il rimbombo dei mortai e dei fucili,circondato dai missionari e dal Corpo
Consolare e seguito da tutta la colonia cristiana, entrai in chiesa indi nella
mia maestosa residenza, ove mi furono dal Console presentati i principali
della Colonia. Alla sera venne a farmi visita col numeroso suo seguito il
capo turco del Governo generale del Sudan; e felicitandomi del mio arrivo,
mi offerse i suoi ampli servigi in ogni cosa che fosse di mio gradimento.
Speriamo!!!
Non mancò poi chi ripetè una benevola parola
del Console, cioè, che ringraziava cordialmente il Pontefice Pio IX d'aver
data nuova vita al Vicariato, e di aver qui mandato le Suore in servigio della
missione. L'Angelico Dottore così pregava: da mihi, D.ne, inter prospera et
adversa non deficere, ut in illis non extollar, in istis non deprimar. Da
mia parte dopo aver sentito gli Osanna, m'apparecchio al Crucifige.
Jeri poi ho fatto il mio ingresso solenne.
Inter Missarum solemnia ho recitato in lingua araba la mia Pastorale, nella
quale ho esposto nettamente il principale obbietto della missione ricevuta
dall'immortale Pio IX. Vi assistevano oltre a 130 cattolici, gran numero di
eretici d'ogni risma, musulmani ed idolatri, e n'era piena la cappella, i
portici e la corte della missione. Fui assicurato che in Chartum da ben undici
anni non si era mai sentita la parola di Dio dall'altare; ciò che non posso
ancor credere. Qui ci aspetta non piccolo lavoro, poiché ad eccezione di due
famiglie, tutti vivono in concubinato. Confido nella grazia del S. Cuore
di Gesù, a cui dedicherò solennemente tutto il Vicariato nella 4.a domenica
di agosto dedicata al S. Cuore di Maria. Il S. Cuore di Gesù invocato dai
membri dell'Apostolato della Preghiera, come mi scrisse il P. Ramière, deve
fare il miracolo della conversione dei cento milioni di anime, onde consta
questa immensa missione.
La missione novella del Cordofan sembra bene
avviata; ma mi ci vuole denaro per gli stabilimenti. Le Suore e le Istitutrici
negre sono accolte qui in Chartum in un palazzo a 3 minuti di distanza dal
giardino della missione, ed è separato da esso per mezzo di un'ampia strada
di Chartum.
Riceva gli ossequi del mio Vicario G.le,
il P. Stanislao, dei missionari e delle Suore e del suo
indeg.mo figlio D. Comboni Pr. Vic.o Ap.co