
"Chi accoglie in mio nome un bambino come questo, accoglie Me" (Mt. 18, 5)
Con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, abbiamo iniziato un altro cammino quaresimale, tempo nel quale mettere in pratica con maggior attenzione l'avvertenza e l'invito che ci sono stati fatti nel momento dell'imposizione delle ceneri: conversione e pratica del Vangelo. Il tipo di penitenza che siamo chiamati a praticare in questo tempo di Quaresima ci è detto, in modo inequivocabile, dal profeta Isaia: "Il digiuno che gradisco è questo: liberare chi è fatto prigioniero ingiustamente, liberarlo dal giogo che gli grava sulle spalle, mettere in libertà gli oppressi, rompere ogni specie di oppressione, condividere il tuo pane con l'affamato, ospitare gli infelici senza casa, aver cura e vestire gli ignudi e non disprezzare il tuo fratello". (58, 6).
Nella lettera indirizzata a tutta la Chiesa in occasione di questa Quaresima, il Papa Giovanni Paolo II pone al centro della nostra attenzione la situazione dei bambini. Così come addita l'esempio dei bambini come modello per tutti quelli che vogliono essere discepoli di Gesù, richiama la nostra attenzione alla situazione attuale dei bambini nelle differenti nazioni. In questa lettera il Papa arriva proprio ad additare i grandi mali che fanno dei bambini del nostro tempo vittime indifese degli adulti: abusi sessuali, avviamento alla prostituzione, coinvolgimento nella vendita e nell'uso della droga; bambini obbligati a lavorare o addestrati a combattere; innocenti segnati per sempre dalla disgregazione familiare; piccoli scomparsi nell'ignobile traffico di organi e persone (Messaggio del Papa Giovanni Paolo II per la Quaresima 2004, n. 3)
Nessuno di questi mali è estraneo ai nostri bambini in Mozambico. Finito il periodo della guerra, che coinvolse bambini e adolescenti nelle proprie linee, abbiamo visto crescere nelle nostre città mozambicane il triste spettacolo di bambini che fanno della strada la propria casa. Ma in questi ultimi mesi un'ulteriore preoccupazione si assomma alle angustie che già preoccupavano i nostri cuori in relazione a questi preferiti dal Padre.
Il giorno 13 Settembre 2003, in una denuncia firmata dall'Arcivescovo di Nampula, D. Tommaso Makhweliha, dal Rettore del Seminario interdiocesano Padre Carlo Alberto Gaspare Pereira, dalla laica consacrata dell'Arcidiocesi di San Paolo Maria Elilda Dos Santos, e dalla Superiora del Monastero Mater Dei, Suor Maria Carmen Calvo Arino (Suor Giuliana), furono divulgati vari fatti strani e preoccupanti successi nella città di Nampula. Questa denuncia fu portata alla riunione della Conferenza Episcopale del Mozambico, che decise di presentare il problema al Presidente della Repubblica, Joaquim Chissano.
Tutto era cominciato il 15 Luglio 2003, quando un giovane chiamato Dionisio da Silva Armindo portò un bambino di nove anni in casa di una coppia formata da un sudafricano (Gary O'Connor) e da una danese (Tania Skytte) per essere venduto al prezzo d'ottanta milioni di meticais (3200 euro). La coppia si trovava nell'Africa del Sud e gli impiegati mozambicani, conosciute le intenzioni del giovane, lo accompagnarono al posto di polizia vicino al monastero Mater Dei, situato nei pressi della proprietà degli stranieri. Nonostante colti in flagrante e con la confessione del rapitore, che tenne il minore (di nome Felix Mario) per due settimane nel suo podere, lo stesso fu liberato poco tempo dopo, probabilmente per l'intervento di una zia con le autorità della Polizia.
Il tentativo della vendita del bambino svegliò l'attenzione delle religiose del monastero e della popolazione locale, che subito cominciò a denunciare casi simili. La missionaria brasiliana, Elida dos Santos, che stava vivendo un periodo sabbatico presso le sorelle del monastero, cominciò a investigare presso i familiari delle vittime. Dopo aver raccolti vari indizi, presentò uno scritto, attraverso il Vescovo locale, alle autorità politiche e alla polizia della città, che diedero poca importanza al caso. I casi denunciati in quell'occasione seguono in allegato.
La reazione delle autorità locali in seguito alle denunce si ebbe tramite cinque fronti principali, nel senso di soffocare o sviare il contenuto delle stesse:
1 - La negazione subitanea, pura e semplice, delle denunce. In Nampula non ci sono state, nè ci sono, sparizioni di bambini o traffico d'organi umani. Le autorità locali rifiutarono di investigare i locali (le persone) denunciate come pure le sepolture delle persone i cui organi erano stati prelevati.
2 - L'ammissione che c'erano stati cadaveri mutilati. ma non per l'estrazione degli organi bensì con fini di stregoneria. In questo senso, i casi non sarebbero così numerosi come si suppone, e non sarebbero praticati da stranieri in territorio mozambicano, ma da fattucchieri locali, davanti ai quali tutti tacciono per paura.
3 - Le denunce venivano fatte passare come tentativo di indisporre la popolazione delle vicinanze del monastero, tendenzialmente cattoliche, nei confronti del governatore della Provincia di Nampula, mussulmano. Contro questo tentativo pesa il fatto che molti abitanti locali coinvolti, come vittime o come testimoni, sono mussulmani.
4 - Il tentativo di screditare le denunce e in modo particolare una delle denuncianti, Maria Elilda dos Santos. Fatte le denunce, le autorità locali, lontane dall'andare a verificare la veridicità delle stesse, si limitavano a descrivere la denunciante come persona squilibrata e istigatrice di rivolte tra la popolazione locale. C'è stato anche un tentativo di espulsione dal Paese: fortunatamente la legge che prevede l'espulsione di stranieri non viene applicata in questo caso e la Procura Generale della Repubblica si mostrò ferma nella difesa della denunciante.
5 - Il tentativo di ridurre le denunce come ambizione delle Sorelle di Maria sopra il terreno della coppia di stranieri denunciati (un'area di 300 ettari), che è attigua al monastero. Per alcune persone che tentarono di porre fine alle investigazioni, si trattava di un piano ben architettato dalle religiose per usurpare tali terre. E' un'ipotesi che manca di fondamento: le sorelle si sono stabilite in loco da 30 anni, e non hanno mai avuto problemi di quel tipo.
Per due volte, questo Consiglio si è riunito con la missionaria Elilda dos Santos per ascoltare e chiedere chiarimenti, direttamente da una delle autrici delle denunce, sui dettagli e le circostanze che l'avevano portata a rendere pubbliche tali denunce. Il giorno del secondo incontro, la Procura Generale della Repubblica convocava la stampa per una conferenza nella quale rendere pubblici i risultati della relazione preliminare dell'equipe che, per 16 giorni, aveva lavorato nella provincia di Nampula per investigare sulle denunce. La relazione, in via preliminare, affermava non esserci indizi di traffico d'organi in quella provincia. Per altro verso, riconosceva esserci situazioni ancora oscure che richiedevano ulteriori investigazioni, soprattutto la sparizione di bambini e l'apatia delle autorità locali nell'investigare sulle denunce. Su tali punti oscuri vorremmo segnalare come salienti:
1 - E' innegabile l'esistenza di una rete di traffico d'organi nell'Africa
del Sud., per restare appena nel nostro cincondario. Nello scorso Novembre
la Polizia Federale del Brasile, lavorando insieme alla polizia sud-africana,
è riuscita ad arrivare ad una squadra che opera nella città
di Durban. Tale squadra reclutava persone in Brasile per l'acquisto di uno
dei reni. Con 3.000 USD in tasca, alcuni brasiliani furono arrestati nell'aeroporto
internazionale di San Paolo, di ritorno dall'Africa del Sud.
La televisione mostrò l'incisione chirurgica nelle persone arrestate,
dove uno dei reni era stato prelevato. Una squadra che paga un biglietto aereo
San Paolo-Durban-San Paolo più 3.000 USD per
un rene, cosa non farà con un Paese vicino come il Mozambico, con un
numero ben maggiore di potenziali vittime?
2 - I vari e frustranti tentativi d'intimidazione che la laica brasiliana, così come le suore del monastero, stanno subendo. Se tutto viene fatto passare come fantasia e invenzioni di menti paranoiche, perchè fare minacce con ricorsi, comprese le armi da fuoco ? Ancora di più, l'assassinio, in Nampula, della missionaria brasiliana della Chiesa Evangelica di confessione Luterana in Brasile, Doraci Edinger, successo probabilmente il 21 Febbraio - il corpo fu rinvenuto il giorno 24 - aumenta i nostri interrogativi.
3 - La sottomissione evidente degli agenti della PRM di Nampula alla coppia di stranieri, al punto che la signora Tania Skytte dava ordini agli stessi, quando gli agenti circondavano la proprietà comportandosi come a difesa della coppia, quasi si trattasse di sicurezza privata. In un'altra occasione, culminata con la breve prigione della coppia, la sig. Tania arrivò ad aggredire in pubblico un Procuratore Provinciale, che si era presentato. Il Procuratore fu arrestato e imprigionato in pubblico dalla sicurezza privata della coppia, e la situazione fu capovolta solo con l'intervento di un agente della Polizia di Transito, che conosceva il Procuratore.
4 - Lo strano movimento notturno di vetture e aerei di piccole dimensioni, nell'aereoporto di Nampula, che confina con la proprietà della coppia in questione e col monastero Mater Dei.
Come rappresentanti degli Istituti di Vita Consacrata presenti in Mozambico, ci sentiamo obbligati a chiedere alle autorità, a chi compete, in ultima istanza, la ricerca imparziale e senza compromessi della verità, facendo prevalere la giustizia.
Appoggiamo tutti coloro che hanno parlato apertamente in difesa della verità
e della giustizia contro la scomparsa d'innocenti per qualsiasi fine. Le religiose
del Monastero Mater Dei, la laica consacrata Elilda dos Santos e gli abitanti
locali che, nonostante le minacce, intimidazioni e i tentativi di mettere
tutto a tacere attraverso somme di danaro, mantengono la loro testimonianza,
hanno l'appoggio del Consiglio Permanente del CIRM-CONFEREMO e di tutti coloro
che rappresentiamo.
Solidarizziamo le nostre voci alle voci delle persone per formare una sola
voce in difesa di queste vittime innocenti.
Tutti abbiamo il dovere evangelico di interessarci a queste denunce ed esigere
l'apparizione della verità, fino alle conseguenze estreme. E' importante
anche la vigilanza dei "nostri" bambini, come pure dei "bambini
di nessuno", ossia dei bambini separati dalle proprie famiglie che fanno
dei semafori e delle stradine delle nostre città la loro casa.
Per la propria situazione questi ultimi sono talvolta i più vulnerabili
per tale crimine. Nonostante il fuoco di denunce parta dalla capitale provinciale
di Nampula, niente c'impedisce di pensare che gli stessi crimini siano commessi
nelle altre città e provincie.
E' importante anche vigilare sulle altre forme d'abusi contro i minori che, pur non arrivando agli estremi dell'assassinio, hanno carattere criminale: abusi attraverso il lavoro, abusi sessuali, abusi con attività illegali come il furto, l'accattonaggio e la vendita di droga.
Muoviamoci tutti nel proporre e collaborare nelle differenti iniziative che possono sorgere come forme di vigilanza, di denuncia e prevenzione di tali crimini. C'è una dichiarazione di priorità nelle varie commissioni di Giustizia e Pace dove i membri degli Istituti operano nelle differenti Diocesi.
Infine, ci teniamo a proporre, per il 24 Marzo 2004, giorno in cui la Chiesa
fa memoria dei missionari martiri e del martirio di Dom Oscar Romero, un giorno
di digiuno, preghiera e riflessione nelle comunità religiose sopra
questa triste realtà.
Per quanto possibile, desideriamo coinvolgere i laici coi quali lavoriamo.
A tutti, i nostri auguri di una Quaresima abbondante di frutti di conversione.
Che ciascuno faccia suoi i dolori e gli appelli contenuti in questo comunicato.
In nome di Cristo Salvatore.
Maputo, 29 Febbraio 2004