Data: giovedì 2 marzo 2000 23.58
Notizie e-mail dal Mozambico 2 marzo notte.
Il Mozambico è colpito da inondazioni tremende che a memoria duomo non si ricordano. Alcuni dicono che sono le maggiori da 60 anni a questa parte.
Nel mese di gennaio fino a marzo, invitando gli abitanti delle zone basse vicino ai fiumi principali, di ritirarsi nelle zone più alte. Ha anche detto che si stavano facendo i preparativi per poter affrontare gli eventi. Pochi hanno creduto agli avvisi perché il Mozambico soffre di sistematici periodi di siccità e fino a dicembre praticamente non era piovuto.
Nella prima quindicina di gennaio la gente aveva seminato già tre volte perdendo tutto a causa della siccità e del calore tremendo.
I monsoni stavano spingendo, in un caos accelerato, nuvole cariche di pioggia in ritardo sul tempo normale. Quando sono arrivate è stata la fine del mondo. Io mi trovo nella provincia di Tete, estremo ovest del paese che si incunea tra Zimbabwe e Zambia, e mi recai a Maputo domenica 6 febbraio in aereo perché erano già stati sospesi i viaggi in autobus, essendo già tagliata dalle acque, lunica strada che unisce il nord con il sud. Stava piovendo a catinelle da quattro giorni. Arrivai a Maputo di notte, in mezzo a un nubifragio senza precedenti. La capitale era già isolata dalle acque in tutte le direzioni e circa 200.000 persone attorno alla capitale si trovavano senza casa. Dovevo andare in ospedale a Johannesburg in S.A. per curarmi da febbri insistenti, ma la strada era tagliata. Dopo un giorno e mezzo di apparente calma riuscii a prendere un autobus fortunato e attraversare la frontiera dopo essere passato in mezzo alla pianura inondata. Arrivato a Jhoannesurg la pioggia torrenziale è ricominciata con la comparsa del Ciclone proveniente dal Madagascar. In Zimbabwe e Sud Africa pioveva a diritto e tutta lacqua si incanalava nei fiumi che vanno verso il Mozambico. Il 23 febbraio, dovevo ritornare a Tete, dopo le cure; la situazione in Mozambico si era aggravata enormemente e le province del sud, fino al centro del Mozambico: Maputo, Xai-xai, Inhambane e Sofala erano allagate, mentre su tutti i paesi limitrofi al Mozambico pioveva ininterrottamente. Viaggiai da Jhoannesburg ad Harare, capitale dello Zimbabwe in 18 ore di autobus, sempre sotto la pioggia ininterrotta. Continuai verso il Mozambico-Tete, sotto la pioggia, arrivando il 26 febbraio a destinazione. Jhoannesburg si trova a 1600 metri sul livello del mare, Harare a circa 1400. In Tete non pioveva.
Ho descritto il mio viaggio occasionale per spiegare la causa del disastro.
I fiumi Limpopo, Save e Zambesi vengono dallinterno dellAfrica attraverso i paesi limitrofi al Mozambico e tutti scaricano le acque nellOceano Indiano. Lalluvione ha colpito anche in nord est del Sud Africa nel Kruger Park, ma il Mozambico ha ricevuto in pochissimo tempo una colossale valanga dacqua da tutti i paesi vicini e le principali città che si trovano vicino alle foci dei fiumi sono state sommerse. Il ciclone ha dato la botta finale e ora, mentre scrivo, un altro ciclone si è fermato sul nord del Madagascar con direzione sud. Quale sarà il suo percorso nessuno lo sa, ma se arriverà sopra al Mozambico, solo Dio sa cosa potrà succedere, visto che il primo è andato a scaricare le sue acque su Zimbabwe e Zambia. Acque che puntualmente si sono e si stanno riversando verso il Mozambico. Anche lo Zambesi è in piena e la diga di Kariba così come tutte le dighe del Mozambico e dei paesi limitrofi, hanno dovuto aprire lo scarico delle acque per evitare guai peggiori.
Non si sa il numero dei morti perché le estensioni allagate sono di proporzioni enormi e la gente è ancora rifugiata sugli alberi o sui tetti delle case che ancora hanno resistito in piedi. Si parla di molte centinaia, forse migliaia. Nessuno è in grado di dirlo vista la vastità del disastro.
La città di Xai-xai, con i suoi 5000 abitanti circa è completamente sommersa da 3 a 6 metri dacqua. In questo momento, ore 22.00 del 2 marzo, è la zona di maggior pericolo perché la gente è rifugiata sugli alberi e sui tetti che ancora hanno resistito, da un minimo di 40 a 72 ore. Tutti si trovano senza mangiare e sono bloccati dalle acque.
Fino a pochi giorni fa cerano solo 5 elicotteri delle forze armate Sudafricane e poche barche di privati, a fronteggiare il disastro. Assolutamente insufficienti.
Da 3 giorni sono arrivati altri 6 elicotteri, ma sono sempre pochi. Il governo ha chiesto a tutti di offrire il loro appoggio e possibilmente barche. Fino all8 febbraio alcuni privati avevano offerto 4 barche, il governo non ne aveva. Credo di poter dire che il governo era impreparato agli eventi. Ora, i problemi si sono aggravati e, anche se il problema più urgente è salvare le vite di coloro che si trovano isolati dalle acque, la quantità di gente sfollata, raccolta in campi di fortuna o rifugiatisi in zone più alte è sempre maggiore. Le cifre parlano di 2 milioni di persone in difficoltà e di un numero imprecisato, ma alto di morti.
Le acque hanno portato via tutto, animali domestici ed animali della selva. Anche elefanti, gazzelle, leopardi sono stati portati via dalla piena. Ma il vero dramma lo stanno vivendo queste centinaia di migliaia di persone che con lo sguardo inebetito non sanno più dove andare e non sanno più cosa fare, con solo i vestiti che hanno addosso, le mamme con i loro bambini tra le braccia, tutti con langoscia e la paura negli occhi passando giorni e notti tra fame e freddo, mentre attorno a loro rumoreggiano impetuosi i vortici delle acque cade la pioggia e soffiano venti ciclonici.
A sud del fiume Zambesi fino a Maputo, circa 1500 km in linea daria, la situazione si può veramente definire tragica. Ora sta arrivando anche la piena dello Zambesi che, con lo scarico delle acque del lago Kariba (4000 km2) e quelle del lago di Cabora Bassa (3500 km2), potranno colpire gli abitanti della valle dello Zambesi da Tete fino allOceano Indiano dove vivono centinaia di migliaia di persone. In particolare sono in pericolo gli abitanti della zona di Mutarara, chiusi tra le acque dello Zambesi e quelle del fiume Shire, che esce dal lago Niassa per alimentare lo Zambesi nellestremo sud-est della provincia di Tete. La situazione è in pieno movimento mentre un altro Ciclone si avvicina dal Madagascar.
Parlando del personale dei Missionari Comboniani la situazione è la seguente: Tutti sono salvi grazie a Dio.
Il gruppo forte si trova nella provincia di Nampula e per ora le loro zone non sono colpite dalle alluvioni.
Un altro gruppo si trova nella regione centrale del Mozambico, nella provincia di Sofala, zona di Beira, dove sboccano molti fiumi di cui i maggiori sono il Save e il Busi. Le missioni colpite sono le seguenti:; la missione di Machanga di cui non so più nulla, e che si trova sulla foce del Save. Era appena state ricostruita e aveva un grande servizio di scuole e internato. La missione di Mangunde invasa da una corrente di acqua alta più di un metro e mezzo. Suore e ragazzi si sono salvati perché una vecchia casa della missione era a due piani. Sembra che le case siano rimaste in piedi, ma tutto quello che si muoveva è stato travolto. I porci della missione sono andati a finire nell'oceano, a 150 chilometri di distanza circa. La missione di Busi, assieme alla cittadina, è stata invasa dalle acque che hanno fatto piazza pulita di tutto ciò che incontravano a loro passaggio. I missionari sono tutti salvi.
Il gruppo dei missionari di Tete per ora non hanno molto sofferto perché possiede missioni alte , circondate da montagne. La missione di Mukumbura è isolata, la strada interrotta, è tutto il villaggio corre il pericolo di essere invaso dalle acque. Il livello delle acque del lago sta crescendo rapidamente, ma per ora non possiamo fare più niente. Un forte gruppo di Comboniani si trovano a Maputo, Benfica e Matola, nellestremo sud. Il Seminario di Matola ha subito danni materiali, muri crollati, biblioteca invasa dalle acque e, tutta la zona, trasformata in un grande fiume di acqua corrente. La gente della parrocchia di Benfica ha molto sofferto. La baraccopoli con più di 100.000 abitanti, con le case quasi tutte fatte di paglia, non hanno potuto resistere alle acque. Grandi disastri. La gente ha perso tutto e la missione è diventata il luogo di rifugio delle cose più preziose salvate dall'alluvione e di coloro che stavano peggio. La missione si trova quattro metri più in alto del resto della bidonville. I missionari hanno fatto e continuano a fare quello che potevano per aiutare i bisognosi, ma non saranno i pochi sacchi di miglio che possono distribuire, a risolvere i problemi più urgenti. Le proporzioni del disastro sono troppo grandi. Solo i governi e le forze internazionali organizzate possono affrontare il problema visto che si necessitano grandi somme di denaro, elicotteri, mezzi di trasporto, alimenti, medicine, ecc.., che privati non hanno.
Ora è cominciato il dramma successivo. Scarseggia o manca del tutto l'acqua potabile nelle zone alluvionate. Lepidemia di colera sta per scoppiare nelle zone più basse e più umide dove l'acqua non riesce a scaricarsi. La fame ha fatto la sua apparizione con le sue tragiche conseguenze. I bambini sono i primi ad esserne colpiti.
Gli aiuti internazionali stanno arrivando in Maputo, estremo sud del paese, ma non ci sono mezzi per potergli distribuire ai necessitati, le strade sono intransitabili, i ponti distrutti, le zone sommerse. Le barche di volontari apparse in Xai-Xai e Inhambane, a non possono muoversi come vorrebbero sia per la grandezza delle zone allagate e sia perché ormai scarseggia il combustibile. I rifornimenti potrebbero solo arrivare per elicottero. Gli elicotteri sono assolutamente insufficienti, i piloti sono finiti e, anche loro, scarseggiano di combustibile.
Maputo, con un milione e mezzo di abitanti è isolata. Tutto il materiale vi arriva senza esserci una sufficiente possibilità di smistamento. Ormai in città i prezzi delle derrate alimentari sono andati alle stelle come se si fosse in una città assediata. Stanno cominciando ad arrivare degli aiuti, la Caritas ha messo a disposizione del denaro, i missionari nelle zone colpite, fanno quello che possono per aiutare se stessi e gli altri, la Chiesa Cattolica, come espressione globale, non è stata in condizioni di fare una mobilitazione generale, anche perché le comunicazioni nel paese sono particolarmente difficili e spesso ormai impossibili. Non sono più sufficienti la buona volontà dei privati, ho delle chiese, ma ci vuole un intervento di forze organizzate governative ed è internazionali. Purtroppo si è visto che il paese manca ancora di una struttura efficiente per intervenire in tempo di catastrofi. Anni di lavoro per lo sviluppo esistenti nelle are colpite sono andati in fumo . Bisogna pensare al futuro.
Il Primo Ministro, Magumbi, diceva stasera ai deputati che bisognerà controllare strettamente perché tutti gli aiuti arrivino ai destinatari senza desvii o corruzione. Che Dio ascolti e aiuti in Mozambico.
Da Songo P. Claudio Crimi