(arrivata via aerea 23/05/01)
Mukumbura 7 Aprile 2001 Notte!
Carissimi fratelli, amici, parenti e carissima mamma,
anche se volessi scrivere a tutti sarebbe impossibile fisicamente. Mi ritrovo in Mukumbura da tempo e ci starò fino a Pasqua, per cui non so quando riuscirò a spedire queste due lettere. Come qui non c’è posta. Devo portarla io a imbucare a 200 o 350 Km di distanza. Abbiamo finito di celebrare la S. Messa alle 18.30 e tutta la gente è andata a casa. Il mio cuoco si è ammalato ed è partito per ritornare in famiglia (a 200 Km). Così questa sera sono veramente un eremita. Naturalmente ho avuto la giornata piena, ma la difficoltà è quella di trovare la gente e riuscire a mettersi al loro livello per poter comunicare!! I problemi continuano e non sono piccoli. Il problema della salute è gravissimo. Nell’ ospedaletto vicino sono finite le medicine. Non hanno neanche un’aspirina e neppure la Clorochina per combattere la malaria. Ho inviato un po’ di medicine che avevo tenendo solo il minimo necessario per un’emergenza.
Ovviamente non ho risolto un granché. Con circa 15.000 persone che gravitano attorno a questo ospedaletto le medicine spariscono in un attimo. A 10 compresse di Clorochina per ogni ammalato bastano 100 persone con una malaria perché 1000 compresse spariscono in 5 giorni! Che fare?
Il fatto è che dal centro non riforniscono l’ospedaletto. Perché? Non lo so. Ma la tragedia è in atto. Mentre continuo a lavorare per finire le costruzioni della missione, mi sto chiedendo se vale la pena tutta questa fatica. Il fatto è che le costruzioni le ho fatte io e la gente ha contribuito con le pietre. Se avessi voluto che facessero con le loro forze avrei dovuto aspettare 10 anni almeno. La chiesetta cadeva a pezzi e incontri non se ne potevano fare. Quindi cosa scegliere? Questa mattina è venuto un giovane della parrocchia che con gli altri giovani stanno scavando un pozzo sul luogo dove dovremmo fare l’accampamento scout. Si era ferito al piede e zoppicava. Gli ho chiesto perché non era andato all’ospedale, dopo aver visto la ferita gonfia e dolorante. "Non ho soldi" mi ha risposto. "Quanto ci vuole?" gli ho domandato. "1000 Meticais!" ha risposto. Corrisponde a 1000 lire italiane! Ma non le aveva e così un sacco di altra gente. Ovviamente gli ho dato i soldi perché è un ragazzo in gamba, ma mi sono chiesto come e quando riusciranno a vincere la miseria. A notte è venuto un cristiano da 15 km. Ha portato il figlio di 2 anni all’ospedaletto in gravi condizioni: "Anemia grave. Ha bisogno di trasfusioni!" hanno sentenziato gli infermieri. L’uomo non ha molte scelte: o andare a Songo a 200 km dove molto probabilmente non hanno sangue, o dirigersi a Tete a 350 Km dove forse hanno un po’ di sangue, ma il viaggio è terribile, oppure andare in Zimbabwe a 150 km dove non si sa com’è la situazione. Il fatto è che il viaggio per lui, la moglie ed il figlio costa in zimbbabwe il prezzo di due capretti. In Songo o Tete, territorio Mozambicano, lui non c’è mai stato ed il prezzo sarebbe di tre capretti fino a Songo e di cinque capretti fino a Tete. Lui in casa non ha soldi ed ha solo cinque capretti! Che fare? Ecco che arriva a chiedere un prestito al P. Claudio per cercare di salvare il bambino che si trova in queste condizioni a causa della malaria.
Alla
missione riceve l’aiuto e se ne va sperando che tutto gli vada bene.
A me però rimane il magone perché continuo a chiedermi cosa fare il futuro
in una situazione simile dove SIDA (AIDS), malaria, tubercolosi, ecc.
stanno facendo strage.
Al
pomeriggio arriva Mario Bulachi (dall’inglese black!) E’ incaricato dell’azione
sociale del governo e membro della nostra chiesa.
Ha visitato con un elicottero le zone inondate del lago. Hanno trovato
un sacco di gente.Ancora isolati dalle acque che sono cresciute almeno
4 m! Però la gente non ha voluto salire sull’elicottero! "Avevano
paura che li portassero via dalla loro terra!" Mi ha detto. Questo
a 150 Km a Ovest della mia Missione. In tutta quella enorme zona di circa
5.000 Kmq., da mesi e mesi non arrivano né medicine né aiuti. Ora con
l’elicottero hanno portato qualcosa, ma dovranno inviare delle barche
per poter portare farina alla gente.
Speriamo che ce la facciano. E i guai continuano!
Oggi è stato un grande giorno di festa perché è il giorno "della donna mozambicana!". Figuratevi che io ero convinto che fossimo il 6 aprile a causa dei troppi problemi per la testa.
La gente ha fatto festa preparando 400 litri di birra africana. Tutti felici! o quasi. Infatti chi sta male…pazienza!
Hanno trovato un nonno sulla strada tra Mukumbura e Magoé. 45 Km senza acqua e senza nessun villaggio.
Era arrivato dallo Zimbabwe mezzo ammalato e sfinito. Mi hanno raccontato dopo il salvataggio che era scappato in Zimbabwe nell’82, a causa della guerra.
Tornato ora in Mozambico sapeva di avere fratelli a Songo, ma senza soldi e senza nessun conoscente era partito a piedi sperando di farcela. Dopo 15 km era caduto ed è rimasto sulla strada 3 giorni senza essere soccorso. Sono passate diverse macchine, ma anche se qualcuno si è fermato, nessuno ha voluto caricarlo per "non prendersi delle responsabilità" in caso di morte e perché non sapevano dove lasciarlo.
Finalmente delle donne in una carrozza con i buoi l’hanno caricato e portato a 2 km da Mukumbura, sono venute a cercarmi! Quando l’abbiamo soccorso era ridotto a un vero scheletro e stava agonizzando. Ora è in salvo a Songo dove ha dei familiari. E’ molto poco quello che posso fare, ma che Dio ci aiuti a fare del nostro meglio.
Un abbraccio da P. Claudio