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GIUGNO 2003

Carissimo Aldo, fratelli e amici tutti,

questa lettera dovrebbe essere una lettera di ammenda e nello stesso tempo una lettera che apre una strada ai giovani. Vi voglio parlare di Gianni ed Ersilia che da anni vivono in Mozambico, come laici impegnati nel lavoro di aiuto allo sviluppo di questi popoli dello Zambezi. In particolare Gianni é impegnato nella conduzione del progetto KUZA o trasporti sul lago di Cabora Bassa da me cominciato nel 1997.

Non ho mai parlato sufficientemente di loro per informarvi di quanto abbiano lavorato per le missioni e, negli ultimi anni, per aiutarmi nella missione sullo Zambezi e in Mukumbura. Debbo ringraziarli e vorrei animare altri giovani a fare lo stesso.

Ci siamo conosciuti nel lontano 1968, quando io ho cominciato a lavorare con i giovani in Italia in quel di Venegono , di Busto , Varese, Azzate, ecc.
Era nato in quell'epoca il GIM. Alcuni di voi lo ricordano, perché vi hanno partecipato. Il GIM (Giovani e Impegno Missionario) doveva essere un movimento giovanile che permettesse ai giovani di aprirsi al mondo missionario sia per andarci a lavorare come laici , come sacerdoti o suore, o per aiutare con le loro forze chi ci andava..

Gianni ed Ersilia furono tra i primi che presero in considerazione questa prospettiva e, nel 1969, si prepararono in silenzio, fede e buona volontá, per poter partire per le missioni come famiglia, al servizio dei fratelli. Passarono un anno in Venegono, sede del GIM e dei Comboniani di Venegono Superiore, assieme a me che ne ero il responsabile, in modo da prepararsi alla partenza. Fecero una esperienza di diversi mesi in Francia, con i "Tecnici Volontari Cristiani" , per imparare il Francese.

In Venegono naque una bella bambina, la loro figlia Laura. Il Burundu fu il primo destino e si prepararono per partire.

Ersilia aveva 20 anni e Gianni non molti di piú.

Quando partirono per il Burundi , con la bambina di dieci mesi, furono i primi laici del nostro gruppo ad andare in Africa. Naturalmente furono presi per pazzi da tutti i benpensanti. Per partire con una Bambina di 10 mesi, per mettersi nel calderone dell'Africa, dovevano avere qualche pallina fuori posto. Cosí pensava la maggior parte del mondo che li circondava. Avevano invece un entusiasmo e una voglia di fare del bene che solo Dio conosceva veramente.

Ci lasciammo nel 1970 con profonda amicizia e ottimi ricordi. La loro esperienza africana duró molti anni. Incontrarono la rivoluzione in Burundi, lavorarono in Centrafrica quando c'era l'imperatore Bocassá e in altri paesi africani, con esperienze di tutti i tipi e sofferenze e difficoltá non comuni.

In Africa naque il loro secondo Figlio, Stefano, e credo che questo sia un capitolo che dovrebbe essere svolto da loro per arricchire tutti noi della loro esperienza missionaria di Laici sposati che hanno dedicato la loro vita al servizio dei paesi chiamati del terzo mondo. Hanno passato in Africa piú di 20 anni e l'hanno lasciata per poter permettere ai figli di finire gli studi in Italia.

Io partii nel 1972 per il Mozambico e mi trovai nel mezzo della guerra di liberazione. Seguirono i 16 anni della guerra tra Frelimo e Renamo e fino al 1997 non mi incontrai piú con loro.

In Mozambico avevo lanciato una associazione tra i giovani per poter aiutare la gente che viveva sul lago di Cabora Bassa. Avevamo fondato una specie di impresa che aveva come compito di realizzare i trasporti lacustri da un estremo all'altro del lago.(300 km). Nel 98 l' ONG ISCOS, italiana, si era decisa ad aiutarmi a portare avanti il progetto KUZA.(= Sviluppo dello Zambezi). Cercavano un tecnico capace, che si responsabilizzasse dll'impresa.

Pensai subito a Gianni ed Ersilia. Feci la proposta ed essi accettarono. Anche l'ISCOS accettó.

Nel 99 due barche dell'associazione affondarono con 11 vittime. Io ne ero distrutto. Gianni arrivó in Mozambico nel 99 e organizzó la recuperazione del battello piú grande , rioganizzó il personale e cominció a far rivivere l'impresa dei trasporti KUZA e la stessa associazione.

In questi anni abbiamo lavorato spesso fianco a fianco e, da quando sono passato alla nuova missione di Mukumbura, é rimasto solo sulla breccia a far andare avanti la baracca formando un gruppo di giovani Mozambicani che sta prendendo ora le redini del progetto che, molto cresciuto, si sta rendendo indipendente.

I loro figli, giá grandi, si sono resi indipendenti e cosí Gianni ed Ersilia sono tornati a lavorare in Africa al servizio degli altri.

La nostra amicizia é continuata e molte volte mi sono stati vicini come amici e come fratello e sorella, senza tanto chiasso , ma con la presenza semplice e costante.

Ho scritto tutto questo perché alla mia partenza da Mukumbura, c'erano anche loro, con la loro amicizia e serenitá, per accompagnarmi in questo momento doloroso e difficle. Quel giorno fecere 400 km di pista per venirmi a trovare.

Nell'ultima lettera che ho scritto, parlando della mia partenza da Mukumbura, mi sono dimenticato di farvi cenno.

Ecco perché parlavo di ammenda e nello stesso tempo di sfida. Infatti chi vuole fare qualcosa di piú profondo a favore dell' Africa deve essere disposto al sacrificio e alla rinuncia, per potersi dedicare con fede, entusiasmo , costanza al servizio degli altri come Cristo ci ha insegnato. Lo si puó fare in Italia e oggi ci vuole grande coraggio e fede, ma si puó farlo anche in Africa come Gianni ed Ersilia hanno dimostrato ampiamente e credo che, da come li sento parlare, sarebbero disposti a farlo di nuovo.

Ho cercato in poche righe di sintetizzare la loro esperienza di laici missionari che non hanno niente da invidiare a noi sacerdoti. Il servizio agli altri é un concetto comune e prego Dio che il loro esempio possa spingere qualcuno dei più giovani o dei piú vecchi a fare altrettanto.
Ho scritto questa lettera all'insaputa di Gianni ed Ersilia. Spero non me ne vogliano, ma credo che la loro esperienza vale la mia.

Con l' augurio che Dio vi benedica tutti vi abbraccio e vi saluto caramente.

P. Claudio ippopotamo zingaro