Carissimi fratelli, parenti e amici tutti,la vita continua...
Dal mio diario 18 settembre 2003
Parto presto per andare a Matambo.Mi Aspetta il Vecchio Samuel che ,qui,
è una istituzione.
Da 20 anni è il responsabile della comunitá di Degwe. Mi guida
per i sentieri dell'entroterra perché dobbiamo raggiungere Matambo
. Matambo è un luogo, ma prende il nome dal vecchio capo della zona.
150 anni fa la riva destra dello Zambesi fino allo Zimbabwe era sotto l'influenza
del Regno di Monomotapa. La regione era suddivisa tra vari capi chiamati Nyakwawa.
Oggi le chiameremo provincie, solo che erano legate a una persona che trasmetteva
il potere per ereditá ed era il padrone quasi assoluto della zona.
Suo dovere era essere fedele al re e pagare i tributi, poi nel suo territorio
aveva praticamente poteri assoluti. Quando arrivarono i portoghesi mantennero
questi capi tradizionali obbligandoli semplicemente ad essere fedeli al nuovo
regime e lasciando intatto il loro potere tradizionale eccetto il potere della
pena di morte.
Questi
Nyakwawa dovevano fornire al governo coloniale portoghese i lavoratori richiesti
dal governo per la realizzazione delle opere pubbliche come strade e ponti.
Le persone venivano considerate come se fossero schiavi e rimanevano impegnati
con il governo un anno lontano dalla famiglia. Dopo un anno potevano tornare
a casa e ricevevano una paga minima di cui una buona parte serviva per pagare
le tasse che ogni capo di famiglia doveva versare agli esattori.
Vi informeró piú a lungo su questo periodo storico un'altra
volta.
A Matambo incontro i cristiani e celebriamo la S. Messa. E' una comunitá
nuova e non sanno bene i canti, fanno quello che possono Ma la fede è
viva. Compaiono decine di bambini che aspettano il professore che ritarda
e si sono radunati nella scuola vicina alla casa del Regolo Matambo in cui
preghiamo. Come uno stormo di passeri corrono alla scuola quando arriva il
professore.
I cristiani sono una quindiciana. La comunitá è stata formata
da poco. La responsabile della comunitá è una ragazza sposata
di 19 anni, nipote del Nyakwawa.
Dopo la Messa parliamo dei tempi andati con il capo Matambo che attualmente
non ha nessun autorità. Ci racconta che il FRELIMO quando prese il
potere gli portó via tutto: 150 vacche e le case che aveva. Dopo molti
anni gli restituirono la casa dove attualmente noi preghiamo, ma che è
vecchia e sta cadendo a pezzi. Ha addirittura incontrato Mandela in Sudafrica.
Dopo la celebrazione, la nipote e le altre donne preparano da mangiare, polenta
e uova, e appena finito noi partiamo per raggiungere un altro villaggio a
35 km di distanza.
Arriviamo a Ntsansa a mezzogiorno, il sole picchia forte. Ho sete e caldo.
Arriva la gente e dopo mezzora possiamo cominciare la celebrazione dell'Eucarestia.
Un Bambino di 3 anni, mi gira attorno toccandomi le tasche dei pantaloni.
"Cosa cerchi?" gli chiedo." Voglio dei soldi" mi risponde.
Rimango sorpreso perché non è normale un atteggiamento di questo
genere in un bambino così piccolo e soprattutto in un villaggio nei
boschi.
Mi informo con i capi comunità e mi dicono che è un orfanello, tra l'altro vivacissimo e senza paura. Ovviamente lotta per la sua sopravvivenza visto che non ha le attenzioni che altri bambini ricevono dal papà.
Dopo la celebrazione, parliamo della costruzione della cappella e mi impegno a comprare gli zinchi per il tetto. La gente si impegna a fare i mattoni e a realizzare la costruzione. L' attuale cappella è fatta di tronchi solidissimi e pensanti. Ma non hanno copertura per il tetto che fa acqua da tutte le parti perché, non si trova paglia per coprirlo.
Alle
15,30 ripartiamo e dopo 10 km troviamo un carretto trainato da buoi, che viene
da lontano (15 km circa ) con una donna ferita a bordo. Nella loro zona non
c'è ospedale l'unico esistente, con dei dottori, si trova a Tete a
50 km di distanza. La donna ha una gamba rotta, ecchimosi alla faccia e si
lamenta continuamente per il dolore.
Sospendo il mio programma e mi dirigo a Tete per aiutare questa povera signora.
Lungo la strada lascio i cristiani che mi avevano accompagnato e arrivo all'ospedale
dove, solo dopo molta insistenza, appare un infermiere con una lettiga per
ricoverare l'ammalata.
Mi hanno detto che era caduta dal granaio. Scopro però, che si è rotta la gamba in una baruffa, a suon di sberle, con un'altra donna che l'ha conciata per le feste. In una rovinosa caduta con l'avversaria sopra di lei, si è rotta la gamba.
A Tete passo dai Comboniani per bere un bicchiere d'acqua. Sono le 16,45. Dalle 6 di stamattina sono in giro. P. Mambi di passaggio a Tete, mi comunica che il Vescovo ha comunicato che non potrá essere presente in Cattedrale per la festa di santificazione del Comboni il 5 ottobre prossimo.
Avvisato da molti mesi e dopo aver dato il suo consenso, ora ha cambiato
idea e dice che non può venire a causa di altri improrogabili impegni.
Io penso che sia una gran balla. Sappiamo che il vescovo in questi tempi ha
un dente avvelenato con noi.
Proprio pochi giorni fa ha praticamente rifiutato di accettare un nuovo padre
che doveva lavorare in Mukumbura al mio posto, dicendo che non era stato avvertito
a tempo del nuovo arrivo!
Se pensiamo che siamo solo 23 sacerdoti su un territorio di 105.000 km2, l'onore
offeso del vescovo è proprio una corbelleria. Il fatto è che
il nuovo missionario ha fatto le valige e se n'è andato, e così
siamo a meno uno e Mukumbura aspetta ancora un nuovo missionario.
Potete immaginare quanto mi faccia soffrire questa assurda situazione.
Per fortuna lavoriamo per il Signore e per il popolo di Dio e non per i Vescovi
di questo mondo.
Lascio Tete e passo al mercato popolare e poi me ne ritorno a Boroma. Totale del viaggio 145 km di cui 50 di asfaltata e 95 di boschi.
L'orgoglio e il potere fanno proprio dei brutti scherzi. Che Dio aiuti la
sua Chiesa.
La lotta continua ! Cristo vincerá.
Claudio in quel di Boroma.