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ELEZIONI E IL MOZAMBICO

Pubblichiamo un contributo pervenuto a Padre Claudio il giorno 30.11.2000

MOZAMBICO:

35 MORTI E CIRCA 100 FERITI PER LE ELEZIONI DEL 1999.

SARÁ ANCHE PER QUESTO CHE CONTINUA AD ESSERE

"TERZO MONDO"?

Paese incredibile questo Mozambico.

Circa undici mesi fa le elezioni politiche: si devono eleggere i membri del Parlamento ed il Presidente della Repubblica.

Due Partiti: Frelimo, al potere dalla indipendenza, e Renamo.

Due candidati: Chissano, il Presidente in carica, e Dlaklama il capo storico della Renamo.

L’opposizione riunisce 14 partitini che si alleano alla Renamo, storico oppositore della Frelimo ed iniziatore di una guerra civile di ben 16 anni conclusasi con gli Accordi generali di Pace di Roma nel 1992 con i quali si accetta il disarmo, un sistema multipartitico e l’elezione di eleggere Parlamento e Presidente della Repubblica con il voto popolare.

Il Frelimo ed il Presidente Chissano governano "in democrazia" da allora.

Nel 1994 prime elezioni vinte appunto da Frelimo e da Chissano.

Nel 1999 elezioni politiche. Frelimo vince col 52% del voti contro il 48% della Renamo. Per la prima volta Frelimo ha rischiato davvero di perdere il potere. Per alcuni versi il risultato é una sorpresa, ma riflette bene le insoddisfazioni della popolazione, che sente molto parlare di "Sviluppo" e "Pace" ma assaggia assai pochi frutti. Per la maggior parte della popolazione la vita continua con le stesse difficoltá di sempre, piuttosto si nota che una ristretta cerchia di persone arricchisce molto rapidamente. Trovare lavoro e sempre difficilissimo, il popolo si "arrangia"sopratutto con l’economia informale: comprare e vendere, comprare e vendere, in un ciclo che pare senza fine ma che semplicemente ridistribuisce la poca ricchezza esistente , ma non ne crea. A creare maggiori difficoltá si nota la concentrazione di attivitá e quindi di ricchezza nella capitale.

La Renamo non accetta il risultato del voto. Era convinta di riuscire a vincere (corsero voci, ovviamente non dimostrate, circa l’aiuto di un influente personaggio di una potente Ambasciata).

Accuse reciproche di brogli, alcuni membri della Renamo presi con le mani nel sacco con bollettini di voto falsificati, ma la Renamo accusa Frelimo di aver aggiustato i voti attraverso i Computer per il conteggio elettronico.

Renamo presenta ricorso al Tribunale Supremo che lo respinge. Questo atto sancisce la vittoria ufficiale della Frelimo, ma Renamo non riconosce questo giudizio, perché il Presidente del Tribunale é stato, a norma della Costituzione, nominato dal Presidente della Repubblica, cioé Chissano.

Renamo non riconosce il Governo né il Presidente, boicotta il Parlamento rifiutando di partecipare alle sedute. Richiede dapprima di rivotare poi di ricontare i voti: Frelimo rifiuta sdegnosamente, asserendo che il Tribunale supremo ha risolto una volta per tutte qualsivoglia problema.

Incontri semisegreti per cercare una soluzione politica, che si concludono con l’espulsione del rappresentante della Renamo dal partito, con l’accusa di aver tradito il mandato.

Renamo avanza proposte per cercare di dividere la gestione del "potere", tipo quella di pretendere che i Governatori nelle provincie dove la Renamo ha avuto la maggioranza siano pescati fra le fila del proprio partito. Ma i Governatori non sono eletti, bensì sono di nomina presidenziale e Chissano manco ci pensa di fare un passo simile.

Poi arrivano le inondazioni e l’attenzione ed i problemi si spostano.

Nove mesi dopo le alluvioni si comincia a tirare il fiato: la strada che unisce Nord-Centro e Sud del Mozambico finalmente é riaperta, si riapre una linea ferroviaria che collega Mozambico con Zimbabwe, seppure funzionante in modo precario, ma si passa.

La Renamo giudica venuto il momento di rilanciare l’opposizione al Governo. Qualche loro rappresentante locale si lascia scappare la idea di "dividere" il paese: il Sud alla Frelimo che ha vinto in quelle Provincie ed il Centro –Nord alla Renamo che ha avuto lí il maggior numero di voti. Ma, visto il coro di contrarietá sollevato lo stesso Dlaklama smentisce.

Circa un mese or sono la Polizia sequestra armi alla guardia personale di Dlaklama. Strana questa opposizione democratica che non solo ha i "guarda" armati per la sicurezza personale dei suoi capi, ma tiene gruppi di ex soldati armati in alcuni punti del paese e pretende di mantenerli tali, a dispetto degli accordi di pace firmati nel ’92.

Dlaklama reagisce scompostamente dicendo che la misura é colma, che d’ora in avanti lui non frenerá piú la rabbia della popolazione per il malgoverno della Frelimo, accusata di corruzione e di gestione clientelare del potere.

Poi nasce l’idea delle manifestazioni di opposizione

Giovedì 9 novembre é il giorno prescelto.

E quì esplode il problema.

Secondo la televisione di Stato (l’unica che esiste) ed il quotidiano Noticias i manifestanti in alcuni paesi e città del Nord hanno attaccato alcune sedi della Polizia e tentato di occupare alcune sedi di Amministrazione distrettuale (il piú decentrato punto di Comando del Governo). Gli scontri piú gravi avvengono in una cittadina , Montepuez, della Provincia di Cabo Delgado all’estremo Nord del paese.

La versione ufficiale del governo dice di 500 manifestanti che dapprima assaltano la prigione, liberano un centinaio di detenuti che vengono fatti unire al gruppo, assaltano la sede della polizia rubando un centinaio di armi e poi assaltano la sede della compagnia dei telefoni (TDM) e la residenza dell’Amministratore Distrettuale. Negli scontri, nella sola Montepuez, rimangono uccise 27 persone di cui 6 poliziotti.

In tutto il paese il numero delle vittime risulta essere di circa 35, (31 fino a ieri sera sabato 11 novembre) ed i feriti un centinaio. (i numeri vengono rettificati ogni giorno, man mano che arrivano notizie o che qualche ricoverato in ospedale muore)

In televisione si vede solo la manifestazione fatta a Maputo e realizzata in assoluta tranquillitá e con la partecipazione di parecchi parlamentari della Renamo.

Il Primo Ministro dichiara che le manifestazioni sono illegali (la legge é minuziosissima: stabilisce anche i giorni (fine settimana) e le ore (dopo il normale orario di ufficio) in cui si possono fare le manifestazioni.

Il Telegiornale non si prende la briga di intervistare neppure uno dei membri della opposizione, anzi manda in onda per due – tre volte continuative un messaggio del Presidente Chissano, che si appella alla legalità ed al rispetto della legge. Su Noticias appaiono due-righe-due di una intervista del leader della opposizione che dice che la polizia ha attaccato i manifestanti prima che si muovessero ed accusa il Presidente Chissano (in quanto Comandante in capo dell’Esercito e della Polizia) di aver deliberatamente fatto attaccare la Renamo. L’opposizione non ha quotidiani, bisognerá aspettare l’uscita di qualche settimanale per sentire la voce dell’opposizione, anche se in un settimanale che esce al venerdì (Savana), nel numero del 10 novembre ci sono giá le prime notizie degli scontri con versioni appunto molto differenti da quella della polizia.

Ci sono alcune riflessioni che vengono spontanee:

  1. la fragilitá politica di questi paesi passati ad un sistema di democrazia che é lontano dalla loro cultura, dove le appartenenze di "famiglia" e di "clan" e perfino "tribali" sono ancora forti, nonostante tutti, a parole, dicano di volerle combattere.
  2. il "funzionamento"del sistema informativo, almeno di quello pubblico: ieri la notizia dei 31 morti é stata messa come "sottopancia"di un titolo a due colonne che informa che il paese ritorna alla normalità. Si tratta di una articolo in prima pagina che fa da spalla all’articolo principale dedicato all’intervento del presidente Chissano alla riunione dell’Internazionale Socialista in corso a Maputo.

Poi il tutto viene ripreso in terza pagina: si riporta per filo e per segno gli avvenimenti di Montepuez, ma senza nessuna intervista a qualche membro della opposizione.

Per spiegare al popolo questo scontro si ricorre allo stesso metodo usato durante la guerra civile: cosí come allora la Renamo veniva chiamata sbrigativamente "banditi" adesso gli oppositori vengono etichettati come "contrari allo sviluppo del paese". Il settimanale "Domingo"che appunto alla domenica sostituisce "Noticias"oggi dice che si sta ritornando al "banditismo armato". 
Non sarebbe più semplice chiamarla per quello che é: lotta di potere?
In Tv é stato annunciato che nella Provincia di Manica 56 persone sono state condannate , mentre nella Provincia di Sofala (Beira) altre 58 sono in attesa di giudizio. La giustizia, quando vuole, corre anche quí, nonostante sia uno dei settori su cui si appuntano le maggiori critiche politiche. Non per caso Chissano ha avviato una opera di ripulisti nella Magistratura, rimuovendo qualche mese fa tutto il vertice, attualmente sostituito solo parzialmente.

  1. l’atteggiamento molto sbrigativo della Frelimo in tutta questa vicenda ed in genere nella gestione del potere: mai che in Parlamento sia stata accettata una mediazione con l’opposizione, n’é che si sia cercato di dare spazio a membri di partiti minori alleati alla Renamo ma con notevole credibilità personale e su posizioni differenti da quella di Dlaklama la cui vocazione per la democrazia si accompagna sempre a poco convincenti affermazioni "non vogliamo tornare a fare la guerriglia nei boschi", mentre non ha mai negato di mantenere dei gruppi armati in alcuni villaggi.
  2. l’alto tasso di corruzione nella vita pubblica del paese (ammesso dalle stesse autoritá di governo, ed ammesso ovviamente per i livelli medi e bassi della scala gerarchica).
  3. e la gestione del potere in funzione degli interessi "personali" e della "famiglia". La "famiglia"nella concezione locale é l’unica vere rete di salvaguardia sociale. In caso di problemi la famiglia ti aiuta, ti appoggia e sostiene. Ma ovviamente il rovescio della medaglia c’é per chi gestisce il potere ed anche per chi gestisce una attività economica ed imprenditoriale. Molte volte il peso degli "obblighi verso la famiglia" diventano un macigno che travolge tutto, anche la buona volontá.
  4. la scarsa capacitá dell’opposizione di fare una battaglia seria sui problemi di vita della popolazione, oppure sui grandi temi dell’ordinamento e del funzionamento dello Stato. A fine novembre dello scorso anno (1999) poco prima delle elezioni era aperta una grande discussione sulla modifica della Costituzione sollevata dalla opposizione negli anni passati. Ovviamente la Frelimo cercava di contenere questa discussione riducendola a modifiche di scarsa porata, ma era in ballo un grosso argomento: la riduzione dei poteri del presidente della Repubblica. D’improvviso la Renamo abbandonó il tema, ovviamente addossando tutte le colpe alla Frelimo. Solo dopo si capí il perché: Dlaklama era convinto di guadagnare le elezioni ed allora era meglio conservare intatto tutto l’ordinamento che garantiva i superpoteri al Presidente.

Chi conosce l’Africa meglio di me sicuramente potrà aggiungere molte altre considerazioni.

Io chiudo dicendo solo che nostante gli sforzi del Presidente Chissano di far risaltare anche i passi in avanti (peraltro innegabili) compiuti dal Mozambico e da altri paesi africani, la mia sensazione é che questa regione dell’Africa Australe sia in lenta ma inesorabile fase di destabilizzazione politica – sociale. Laddove c’era una discreta ricchezza sono state fatte mosse che hanno quasi azzerato il tutto (Zimbabwe) in nome della necessitá di dare la terra ai neri (problemi politici del Presidente Mugawe risolti con la individuazione del bianco come nemico).

Il Sud-Africa, del dopo-Mandela resta una "potenza regionale"dal punto di vista economico, ma non ha l’autoritá politica per mantenere stabilitá a tutta l’area.

L’Angola continua inarrestabile in una guerra fratricida di cui non si vede la fine, con gli Stati confinanti che appoggiano (piú o meno segretamente) chi l’uno chi l’altro dei contendenti.

Il Congo é l’esempio classico della instabilitá.

In Mozambico, é stato dal ’92 l’esempio di un paese in pace che cerca di uscire dal sottosviluppo accettando tutti i dettati della economia di mercato e le ricette del F.M.I. Ma nonostante il grande sforzo della cooperazione, le norme internazionale relative al pagamento del debito estero continuano a penalizzare il paese che non riesce ad uscire dalla morsa della povertà assoluta. Per il solo "Servizio del debito" cioé gli interessi, il Mozambico paga 100 milioni di dollari all’anno, nonostante nel 1999 gli sia stato "perdonato" circa il 90% del debito. Questo costo rappresenta da solo il 22% del bilancio dello Stato, ed é superiore all’insieme delle spese previste dal Governo per Educazione, Salute, Sicurezza e Giustizia.

Ci sarebbero tante altre considerazioni da fare, comprese quelle relative alla "cultura" del popolo, all’alto tasso di analfabetismo ed alla contemporanea pretesa di vivere utilizzando tecnologie e modelli sociali di tipo europeo, nonché alla pretesa di avere i vantaggi di sistemi sociali avanzati senza pretendere di pagarne i costi.

Ma non era questo il tema. Sono partito dai 35 morti e con questi voglio chiudere: sono un prezzo pagato alla democrazia o sono l’inizio di una nuova escalation di violenze?

A questo scritto che mi è pervenuto, e che  ve lo rimando così come mi è arrivato, è seguita un'altra breve notizia:

Brutta notizia:
stasera alle 19,30 hanno assassinato in pieno centro di Maputo un giornalista che scriveva su un giornale di opposizione. Si chiamava Cardoso e scriveva su "Mediafax".
Era un tipo "radicale"secondo i canoni italiani, ma a quel che ne so io io non era neppure della Renamo, infatti io l'ho sentito più volte essere anche molto duro vero la Renamo Esecuzione in piena regola: due auto che bloccano la sua sventagliate di mitra. Sembra che sia stato colpito da 5 pallottole. 

Bruttino segno, perché segue di 10 giorni la mattanza di cui vi ho scritto (35 morti).

Se non la bloccano subito potrebbe partire una escalation di violenze che provocherà conseguenze gravi.

Speriamo che Chissano e Dlakalma vogliamo bloccarla.

Domani vado a Manhica, ma quando torno cercheró di sapere le prime reazioni. vedremo gli sviluppi.

Vi faró sapere. Ciao

Vi saluto tutti e a risentirci alla prossima occasione.

sempre aff.mo P.Claudio l'ippopotamo dello Zambes